Questo sito contribuisce all’audience di Quotidiano Nazionale

Voto di scambio a Palermo, Polizzi al boss Sansone: "Se sono potente io siete potenti anche voi"

Da sinistra: Agostino Sansone e Pietro Polizzi

La Polizia ha arrestato per scambio elettorale politico-mafioso Pietro Polizzi, di 52 anni, uno dei candidati di Forza Italia al Consiglio comunale di Palermo per le elezioni che si terranno domenica prossima. Secondo la Procura, per essere eletto avrebbe stretto un patto con i boss dell’Uditore, i costruttori Sansone, storici alleati del capomafia Totò Riina che ospitarono il padrino di Corleone in una delle loro ville nell’ultimo periodo della latitanza.

Arrestato anche Agostino Sansone, fratello di Gateano, proprietario della villa di via Bernini in cui Riina passò gli ultimi mesi prima dell’arresto nel 1993 e un suo collaboratore, Manlio Porretto.  Contro l’aspirante consigliere comunale ci sarebbero alcune intercettazioni ambientali che hanno indotto la Procura a chiedere la misura della custodia cautelare in carcere. Conversazioni dalle quali emergerebbe con chiarezza il «patto elettorale» stretto tra l’esponente di Fi e Sansone. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido.

È una indagine chiusa a tempo di record quella che ha portato all’arresto, per scambio elettorale politico-mafioso, il candidato al consiglio comunale di Forza Italia Pietro Polizzi, il costruttore mafioso Agostino Sansone e un suo collaboratore. Risalirebbe al 10 maggio l’incontro tra l’aspirante consigliere e Sansone durante il quale i due avrebbero stretto l’accordo in vista del voto di domenica. Il capomafia era intercettato e gli inquirenti hanno potuto ascoltare in diretta la promessa di appoggio alle prossime comunali in cambio dell’assicurazione del sostegno da parte del politico. In meno di due settimane i pm, coordinati dall’aggiunto Paolo Guido, hanno chiesto la misura cautelare. Il gip ha emesso il provvedimento in circa 4 giorni.

Gli investigatori hanno perquisito l’abitazione e gli uffici di Agostino Sansone. La perquisizione ha riguardato alcuni immobili che si trovano nel complesso residenziale di Via Bernini, lo stesso in cui i Sansone, storici alleati dei boss corleonesi, ospitarono Totò Riina prima dell’arresto. Il covo dal quale, il 15 gennaio del 1993, il padrino uscì prima di finire in manette è stato al centro di misteri e di un lungo processo agli ex carabinieri del Ros che catturarono Riina. I militari, imputati di favoreggiamento, furono però poi assolti. La sorveglianza della villa da parte del Ros, inspiegabilmente, dopo pochi giorni dall’arresto di Riina venne interrotta e l’edificio fu ripulito dagli uomini di Cosa nostra che, come raccontano i pentiti, avrebbero perfino imbiancato le pareti facendo sparire ogni traccia della presenza del boss e della sua famiglia. Agostino Sansone è fratello di Gaetano e Giuseppe. Noti costruttori con la passione per la politica, erano gli imprenditori di riferimento di Riina nel campo dell’edilizia. Proprietari di un patrimonio enorme, solo in parte confiscato, negli anni sono stati arrestati per mafia. Agostino ha scontato una condanna per associazione mafiosa.

«Quanto accertato in indagini impone un ineluttabile e urgente intervento di natura cautelare, atto a scongiurare il pericolo che il diritto-dovere del voto, per le imminenti elezioni amministrative del 12 giugno, sia trasfigurato in merce di scambio assoggettata al condizionamento e all’intimidazione del potere mafioso. Ne deriverebbe difatti la conseguente grave violazione del principio e del metodo democratico del quale il libero e incondizionato esercizio del voto costituisce il caposaldo», scrive la Procura di Palermo nella richiesta di arresto del costruttore mafioso Agostino Sansone e del candidato di Forza Italia al Consiglio Comunale di Palermo Pietro Polizzi accusati di scambio elettorale politico-mafioso.

«Le indagini della Dda di Palermo, condotte dalla Polizia di Stato, sembrano confermare l’interesse dell’organizzazione mafiosa alla creazione e alla cura di un capitale sociale utile, all’occorrenza, anche all’acquisizione di consenso elettorale. Cosa nostra cerca ancora di mantenere il controllo di ambiti che possono assicurargli il mantenimento del potere mafioso», ha detto Francesco Messina, direttore centrale Anticrimine della Polizia di Stato commentando così l’operazione della Squadra Mobile di Palermo che ha portato all’arresto del candidato di Forza Italia.

 

Le intercettazioni

Una intercettazione di «rara capacità» dimostrativa per la chiarezza del linguaggio degli indagati e perchè contiene in sè tutti gli elementi del reato di scambio elettorale politico-mafioso. Così la Procura di Palermo definisce la conversazione intercettata, grazie a un trojan piazzato nel cellulare, tra il costruttore mafioso Agostino Sansone e il candidato al consiglio comunale di Forza Italia Pietro Polizzi. Entrambi sono stati arrestati oggi.  Sansone il 10 maggio va nel comitato elettorale di Polizzi, ex consigliere provinciale nel 2012 nella lista dell’Udc e nel 2017 candidato al consiglio comunale nella lista Uniti per Palermo che sosteneva il sindaco Orlando. «Se sono potente io, siete potenti anche voi», dice sussurrando, due volte, Polizzi a Sansone, un mafioso noto, condannato in passato, ritenuto tra i fedelissimi di Totò Riina del quale, insieme ai fratelli, curò l’ultima fase della latitanza. “Si tratta di una asserzione che non merita commento - scrive il gip nella misura- in quanto Polizzi intendeva formulare espressamente una proposta la cui gravità è indubbia». «Ce la facciamo», prosegue Polizzi fiducioso nel risultato elettorale «anche in ragione - prosegue il giudice - dell’aiuto ottenuto con l’aiuto del vicedirettore dell’Azienda Sicilia trasporti Dalì, la cui moglie è candidata in tandem con Polizzi. La donna è definita dall’indagato come la candidata del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè.

«Però siamo stati iunco... ci siamo calati alla china!..(siamo stati giunco, ci siamo calati alla piena ndr)“: usa una espressione dialettale che descrive la capacità di resilienza della famiglia mafiosa dell’Uditore Manlio Porretto, arrestato insieme al costruttore mafioso Agostino Sansone e al candidato al Comune di Forza Italia Pietro Polizzi per scambio elettorale politico-mafioso. Parlando con Sansone, non sapendo di essere intercettato, dopo aver siglato con l’aspirante consigliere l’accordo elettorale, Porretto ricorda al suo interlocutore come “nonostante le numerose e continue condanne, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i sequestri la famiglia mafiosa era riuscita a resistere e- scrive il gip - richiama l’immagine della fiessibilità del ‘juncò, descrivendo una ben precisa filosofia mafiosa: riemergere dalla necessaria e alle volte ineluttabile strategia di sommersione, per poi rialzare nuovamente il capo, al momento opportuno, e ritornare più forti di prima, riallacciando i rapporti con la politica, ripristinando le vecchie e attivando nuove alleanze con gli appartenenti alle istituzioni». «Perché noi bene abbiamo fatto! - proseguono i due - Non è che c’è qualcuno che può parlare male di noialtri!», parole che dimostrerebbero il «prestigio e la considerazione dei quali potevano disporre nell’attività di procacciamento di voti per Polizzi».

 

Caricamento commenti

Commenta la notizia