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L'INCHIESTA

Dopo il sequestro, la Procura chiede la sorveglianza speciale per Giambruno

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I magistrati e i poliziotti della Digos hanno ricostruito i rapporti tra il medico e il costruttore di Carini Salvatore Cataldo, detenuto per associazione mafiosa

PALERMO. Gli affari del capo dei veterinari ai raggi X. Dopo il sequestro di conti correnti e società di Paolo Giambruno, direttore del dipartimento veterinario dell’Asp di Palermo sott’inchiesta per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di avere favorito esponenti di Cosa nostra, la Procura ha chiesto per il medico la sorveglianza speciale con l’obbligo di dimora.

I pm lo ritengono «pericoloso socialmente» e hanno avanzato al tribunale l’istanza per l’applicazione della misura di prevenzione personale. Adesso saranno i giudici a doversi pronunciare. Nel fascicolo dell’inchiesta, in cui figurano 29 indagati tra dipendenti pubblici, allevatori e imprenditori, con accuse che vanno dalla concussione al falso sino alla truffa e al commercio di cibi nocivi, un vasto capitolo è dedicato ai business tra Giambruno e Salvatore Cataldo, costruttore di Carini condannato per mafia.

Impietoso il ritratto che i magistrati fanno di Paolo Giambruno, 58 anni, nato e residente a Monreale, in affari nel settore dell’edilizia e della vendita di barche: “Gli interessi di Giambruno sono stati piuttosto diversificati e spaziano dal settore immobiliare a quello della compravendita di imbarcazioni da diporto fino al trattamento dei rifiuti”.

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