TANGENTI

Quando Helg parlò dell’affare di una palazzina

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L’ipotesi è che l’appalto citato dal vicepresidente arrestato sia quello dell’edificio servizi. E che ci siano stati scambi di favori

PALERMO. «Io non mi sono immischiato negli affari loro... Loro non ti possono mettere a rischio, perché hanno altri rischi che corrono. E io lì non mi sono immischiato completamente». Linguaggio da estortore provetto, metodi che — secondo la Procura — si basano sull’avvicinamento da parte dell’«amico» e sul «consiglio» di rivolgersi alla «persona giusta» per risolvere il «problema».

Nella vicenda dell’estorsione di cui è accusato Roberto Helg, l’ex paladino dell’antiracket, finito prima in carcere e poi agli arresti domiciliari, dopo essere stato sorpreso dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo con la «mazzetta fumante» sulla scrivania, si inseriscono adesso i misteriosi riferimenti fatti da Helg nel corso della conversazione registrata dal commerciante Santi Palazzolo, la sua vittima. Riferimenti a una palazzina, a un affare che lo stesso ex vicepresidente della Gesap non avrebbe ostacolato e che avrebbe consentito di fare a «loro». Da qui il via libera per consentire a Palazzolo di ottenere il rinnovo della concessione per la sua pasticceria dell’aeroporto di Punta Raisi.

«Loro» sono gli altri tre componenti della cricca, del tavolino delle tangenti dell’aeroporto. Nel corso dell’interrogatorio davanti al Gip Angela Gerardi Helg ha fatto poi delle ammissioni, sulla storia della palazzina. Ma mezze, parziali ammissioni. E poi ha svicolato, non consentendo di ampliare il campo delle indagini. I nomi di alcune delle persone che sarebbero state in combutta con Helg sono comunque incisi nel file audio registrato da Palazzolo.

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