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L'ondata Covid travolge Palermo, ospedali pieni e ambulanze in coda

Ospedali a Palermo sotto pressione per la quarta ondata Covid. Quattordici ambulanze sono in fila da ore davanti al pronto soccorso dell’ospedale Vincenzo Cervello di Palermo, in attesa di portare i pazienti nei reparti.

Così gli autisti e i sanitari del 118 stanno inscenando una protesta, attivando le sirene delle ambulanze. Al momento non ci sono posti letto per ricoverare i pazienti. L’azienda sta cercando di convertire almeno un reparto per sopperire alla richiesta, quello di Ostetricia, mentre in un altro ospedale del capoluogo siciliano, il Civico, si sta convertendo un altro reparto.

«Preso atto del perdurare dello stato di emergenza - si legge in una nota del direttore sanitario Aroldo Gabriele Rizzo - e dell’incremento della curva pandemica si dispone l’immediata sospensione dei ricoveri presso il reparto di ostetricia e ginecologia per poter consentire la trasformazione dei posti letto per pazienti Covid19».

«Scene simili - osserva il personale - non si vedevano dalla prima ondata di contagi». Con l’aumento esponenziale di casi di positività c'è il rischio che i tempi di attesa si allunghino ancora. I ricoverati attualmente sono 1028, con 19 casi in più rispetto a ieri; in terapia intensiva sono 115, un caso in più nelle ultime 24 ore. Di fronte a una situazione ormai critica non usa giri di parole Tiziana Maniscalchi, neo direttrice dell’area di emergenza dell’ospedale Cervello di Palermo.

«Polmoniti gravissime con poche speranze di sopravvivere in pazienti non vaccinati anche senza altre patologie. E’ veramente un peccato suicidarsi così. È un peccato sfibrare il nostro sistema sanitario per logiche irrazionali», scrive su Fb annunciando che sono già quasi 200 i ricoverati all’ospedale Cervello.

«Cari non vaccinati in questo momento state a casa per evitare di contrarre un’infezione che per voi sarebbe con ogni probabilità mortale. E voi vaccinati - aggiunge - provvedete alla terza dose che protegge e rende la malattia 'sopportabilè. Io ve l’ho detto. Tempo di ripeterlo dentro il pronto soccorso non ce n'è».

 

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