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Palermo, ospedale Cervello al collasso: "Molti contagiati nelle feste di Capodanno"

Ieri sera più 50 pazienti contemporaneamente al pronto soccorso Covid, la responsabile: "Fase difficile, attivati nuovi posti letto. Bisogna vaccinarsi ed evitare anche le aggregazioni familiari"

A distanza di quasi due anni dall'inizio della pandemia, all’ospedale Cervello di Palermo si sono riviste le stesse drammatiche scene del 2020 con 14 ambulanze a lungo in fila in attesa di entrare al Pronto soccorso per portare i pazienti nei reparti e con gli autisti del 118 sfiniti che protestavano a sirene spiegate.

È il segno che siamo tornati nel pieno dell'emergenza. Basti pensare che ieri nel reparto di Rianimazione del Cervello erano occupati 14 posti su 16, 13 dei quali non vaccinati.

"Ieri sera per qualche ora si è concentrato un numero di pazienti che ha superato la ricettività del pronto soccorso che è di oltre 50 postazioni - spiega nel video di Marcella Chirchio Tiziana Maniscalchi, direttore del pronto soccorso Covid del Cervello -. Questa malattia è imprevedibile e così contemporaneamente c'erano più di 50 pazienti al pronto soccorso. Alcuni erano in gravi condizioni, dunque non era possibile dimetterli".

Una volta montato il posto medico avanzato, un vero e proprio ospedale da campo con 10 posti letto, la situazione è stata risolta. "Speriamo che questo picco duri solo pochi giorni - aggiunge Tiziana Maniscalchi - perché il nostro lavoro e l'intero sistema sanitario è messo a dura prova. Il picco di contagi è la conseguenza delle feste private di Capodanno, bisognerebbe capire che forse questo non è il momento di festeggiare, in questa fase dovremmo pensare solo all'essenziale ed evitare le aggregazioni, anche se familiari".

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L'ospedale intanto è in grande affanno. "In questo momento i ricoverati sono oltre 200 - aggiunge la responsabile del pronto soccorso Covid -. Oggi abbiamo attivato altri posti letto che ci aiuteranno a fronteggiare l'emergenza. Facciamo il possibile per garantire il turnover, ma ricoveriamo solo i casi gravi, dunque si tratta di pazienti che non possono essere dimessi in tempi brevi".

Infine l'appello alla vaccinazione e alla somministrazione della terza dose. "La quasi totalità dei ricoverati gravissimi è composta da non vaccinati - conclude -. Ci sono anche in minima parte i vaccinati ma sono pazienti con altre patologie o che hanno ricevuto la seconda dose molto tempo fa. La terza dose è importantissima, evita effetti gravi e, da quello che notiamo, riesce anche a proteggere dal contagio".

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