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Il fumo che sale sopra il campo di calcio: nelle foto l'infernale incendio di Misilmeri

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La colonna di fumo: nera, alta e minacciosa che si alza sui cieli della provincia, da Misilmeri a Bolognetta. È il simbolo di un altro giorno di fuoco, l’ennesimo capitolo degli incendi causati perlopiù dalla mano dell’uomo, che approfitta delle temperature e del venticello caldo riapparso in questo week-end dopo la pioggerellina ingannatrice dei giorni scorsi per scatenare le fiamme e fare danni. Le alte temperature che hanno sfiorato i 35 gradi e l’allerta della protezione civile sulla possibilità di nuovi incendi, dopo i devastanti roghi di agosto, hanno tenuto ieri con il fiato sospeso i vigili del fuoco.

Sono stati trenta i focolai comparsi nei centri della provincia in cui sono intervenuti i vigili del fuoco e i forestali. Le squadre di soccorso sono state impegnate a Bolognetta, Belmonte Mezzagno, Piana degli Albanesi, contrada Pianetto a Santa Cristina Gela, Lercara Friddi, Chiusa Sclafani, Partinico e Montelepre, lungo l’autostrada per Mazara del Vallo. Tre Canadair e un elicottero hanno sorvolato il territorio di Misilmeri già dalla tarda mattinata e fino a sera per le fiamme che stavano inghiottendo un polmone verde di diversi ettari. Un vastissimo terreno demaniale da sempre nel mirino degli incendiari: rimboschiti e di nuovo bruciati Bosco Raffe e Gulino, alberi in cenere in pochi minuti dopo anni di lavoro dei forestali. Non è la prima volta e non sarà l’ultima.

«Un inferno - dice il sindaco Rosario Rizzolo - quello che abbiamo visto oggi non può che essere opera di chi lucra distruggendo l'ambiente. Dietro questi incendi c'è una mano demoniaca. Abbiamo perso due polmoni verdi di Misilmeri e con loro sono andati in cenere anche gli investimenti che negli anni passati hanno permesso il rimboschimento di aree boschive precedentemente distrutte. Chiediamo aiuto alla Regione e ci rivolgiamo anche alle autorità competenti per cercare di individuare i colpevoli. Dalle prossime ore quantificheremo i danni».

Il fumo (ben visibile, sotto forma di nuvola biancastra, anche dalla città) e la cenere si sono diretti verso Marineo, dove era in corso la partita di calcio Marineo-Mazara e in piazza la manifestazione culturale Premio città di Marineo. Gaetano Di Pisa, ex forestale, era sugli spalti e aveva le lacrime agli occhi. «So che significa tutto ciò - spiega di Pisa - . Non capisco cosa passi per la mente di questi criminali». Oltre ai tre mezzi impegnati a lanciare cascate d’acqua sul fuoco, è stato richiesto l’invio di aerei da Lamezia Terme. Fiamme anche in città, vicino al fiume Oreto e allo Zen, dove è stata bruciata la spazzatura. Alla fine, non è stato quindi sempre il vento di scirocco ad alimentare i roghi, in un altro caso scatenato da un incidente domestico senza gravi conseguenze: un corto circuito in un’abitazione all’ottavo piano in via Uditore. La miccia è partita da un’unità esterna del condizionatore.

Le foto sono di Valentino Sucato

© Riproduzione riservata

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