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Fallimento e burocrazia, la controversa vicenda del Cafè del Mar di Isola conclusa con un incendio

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Sono passati anni dall’abbandono della struttura Cafè del Mar. Il locale, posto sulla scogliera davanti a viale Marino, a Isola delle Femmine, e incendiato nella notte, versava da anni in condizioni fatiscenti e di abbandono a causa di un lungo contenzioso dopo la decadenza della concessione demaniale marittima, che ne ha determinato la chiusura. Un percorso lungo e tortuoso che ha visto il suo exploit nel 2017, anno in cui la società Acquavento - di Rosalba Mancuso e Alfonso Vassallo, proprietari del lido e genitori del compianto dj Antonio Vassallo - ha venduto alla Gazzosaio srl, società dichiarata, dopo poco più di 3 mesi, fallita.

Fallimento che porta nel 2018 ai sigilli apposti dalla sezione fallimentare del tribunale di Palermo e che travolge la società di Vassallo, nonostante la Gazzosaio srl abbia fatto regolare atto di compravendita sottoposto a condizione. L’atto, infatti, comprendeva solo le attrezzature, poiché la concessione demaniale marittima e la struttura sono di competenza dall’assessorato regionale Territorio e ambiente, caduto nell’errore di ritenere scaduta una concessione legittima che, nel 2015, era stata prorogata fino al 2020: «Aspettavamo solo lo "sta bene" della Regione per uscirne definitivamente», racconta Vassallo.

Contestualmente inizia una vera e propria battaglia burocratica con l'amministrazione comunale. Un'ordinanza del 5 agosto 2020 intima ai titolari della struttura (Gazzosaio srl per le attrezzature e Acquavento per concessione e struttura) di rimuovere tutto «al fine di prevenire ed eliminare una situazione di pericolo dovuta - come è possibile leggere nell’ordinanza - a carenze igienico-sanitarie e di sicurezza per la pubblica incolumità». Il tempo messo a disposizione per poter rimuovere la struttura era di cinque giorni. Un’ordinanza contestata, visto che - così come evidenziato dall’Ufficio legislativo e legale (Ull) della Presidenza della Regione Siciliana (Relazione Prot. n. 24716213.20.8 del 02.11.2021) - la ditta titolare della concessione «non è stata invitata a presenziare al sopralluogo, come invece prescritto dal (richiamato) art.192, comma 3, D.lgs. n.152/2006, in materia di rimozione di rifiuti e ripristino dello stato dei luoghi». Viene anche rilevato che dall’ordinanza «non risultano effettuati specifici accertamenti istruttori da parte di organi o uffici specializzati, inerenti alla affermata emergenza sanitaria o di igiene pubblica».

La società proprietaria della concessione, l’Acquavento, contestualmente aveva provato ad avviare un piano di intervento sull’area, mai, però, effettivamente realizzato per questioni burocratiche: «Con questo contenzioso del rinnovo della concessione demaniale marittima - aggiunge Alfonso Vassallo - abbiamo perso capra e cavoli, e oltre al danno anche la beffa visto che la società che ha comprato è stata dichiarata fallita tre mesi dopo. Pur non essendo più i proprietari - conclude Vassallo - avevamo provato a mettere in sicurezza l’area, ma ci siamo dovuti arrendere alla burocrazia». Ma lo stesso Vassallo negli anni ha presentato due ricorsi: uno al Tar per la concessione demaniale (nel 2015 gli era stata rinnovata) perché l’assessorato dice che non è valida. Il secondo ricorso, alla Regione, è quello relativo all’ordinanza del Comune di Isola delle Femmine. La società Acquavento rimane titolare della concessione e della struttura, il contratto di vendita non ha mai visto reale applicazione perché per l’assessorato non era valida la concessione.

Nelle foto di Alessandro Arena le condizioni della struttura dopo l'incendio di stanotte, mentre la quinta era stata scattata prima dell'incendio.

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