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Finanziaria regionale, trovati 32 milioni: così i partiti si sono divisi il tesoretto

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Alle 22 di venerdì, quando l’Ars era impantanata da più di 24 ore sulla manovra, il governo ha messo sul piatto altri 11 milioni ritagliati da altre voci del bilancio. A quel punto tutte le proposte di maggioranza e opposizione, su cui non si era trovata una sintesi perché il budget era di 21 milioni, hanno avuto copertura. Così sono maturati i 3 maxi emendamenti che valgono 32 milioni di spese extra rispetto al testo iniziale della Finanziaria.

La regia della trattativa è stata tenuta da Gianfranco Micciché insieme con il leghista Luca Sammartino e l’autonomista Roberto Di Mauro: artefici di quella maggioranza parallela che punta a ostacolare la ricandidatura di Musumeci. Sono loro ad aver fatto da pontieri con l’opposizione, rappresentata nei vari vertici dal segretario Pd Anthony Barbagallo e dal capogruppo grillino Nuccio Di Paola. Poi, assente Musumeci, è stato l’assessore all’Economia, Gaetano Armao a dare copertura a tutte le 242 nuove norme da approvare annunciando a Micciché che il governo avrebbe accettato le proposte di maggioranza e opposizione per una Finanziaria nata con venti articoli e arrivata al traguardo con oltre 250.

I 32 milioni sono stati divisi in modo da accontentare tutti: il maxi emendamento dell’opposizione vale 11 milioni e altrettanti quello del centrodestra. Il governo ha tenuto per sé gli ultimi 10 milioni. Ieri Armao ha fatto una sintesi, garantendo che tutte le norme avessero la copertura: il bilancio vale circa 20 miliardi, la Finanziaria 800 milioni. Ma sul bilancio restano congelati 600 milioni che sono destinati a Comuni, enti e partecipate della galassia regionale e precari. Si tratta di somme stanziate ma spendibili solo dopo un accordo con Roma. «I primi 211 milioni arriveranno dallo Stato a giorni – assicura l’assessore all’Economia – e così resteranno da scongelare poco meno di 400 milioni, che contiamo di liberare entro giugno».

La Finanziaria approvata nella nottata di venerdì lascia aperti molti problemi. Il primo riguarda lo sblocco dei concorsi in Ast, Sas, Mercati agroalimentari, Seus e Sicilia Digitale: alla norma voluta da Armao ha fatto da contrappeso quella inserita nel maxi emendamento dell’opposizione che blocca le selezioni, le promozioni e qualsiasi altra manovra sul personale almeno fino a fine anno. Il governo però, in attesa del giudizio di Roma su eventuali impugnative, si dice certo di potere ugualmente fare partire i concorsi entro l’estate, mettendo a bando i primi 150 posti. Allo stesso modo un emendamento della maggioranza, di ispirazione leghista, autorizza Asp e ospedali a stabilizzare tutto il personale precario, in particolare amministrativi e tecnici contrattualizzati durante la pandemia e rimasti esclusi dal piano di Razza. Ma è una norma – segnalano dalla giunta – a fortissimo rischio di impugnativa.

Da qui discende che l’ultimo atto della legislatura, questa Finanziaria, avrà strascichi sia tecnici che politici. Quelli tecnici sono legati alle impugnative e alle difficoltà di attuare buona parte delle norme approvate. Quelli politici riguardano gli equilibri maturati all’Ars durante i 6 giorni di votazioni. La Lega in pratica non ha votato la manovra: assenti o contrari al momento decisivo Sammartino, Cafeo, Caronia e Figuccia. E così alla fine la Finanziaria è stata approvata con 39 voti a favore e 19 contrari (tutti di Pd e 5 Stelle). La Caronia, che si è vista bocciare due proposte in favore dei disabili e delle donne vittime di violenza, prima ha votato contro e poi ha annunciato in aula che non sosterrà in futuro Musumeci «perché ha fallito». Figuccia si è affrettato a togliere meriti al governo: «Approvata una manovra bipartisan», un messaggio per segnalare che il centrodestra ha lavorato con Pd e grillini, scavalcando il governo.

Musumeci è stato in aula solo nel pomeriggio di martedì. Ma venerdì notte, prima del voto decisivo, Micciché gli ha mandato un messaggio chiaro, commentando l’apertura del governo alle proposte di maggioranza e opposizione: «C’è stata una contrapposizione forte in questa legislatura fra governo e Ars. E se posso dare un suggerimento a Musumeci è quello di non considerare il Parlamento un elemento estraneo alla politica». Sembrava una mano tesa al governatore, una indicazione sulla rotta da seguire per ricucire. Ma poi Micciché ha frenato: «Queste mie parole non significano che da domani saremo in pace». E già oggi infatti il presidente dell’Ars potrebbe disertare la festa dell’Autonomia, organizzata da Musumeci a Palazzo d’Orleans. Anche se l’assoluzione del governatore lombardo Attilio Fontana offre una chance in più a Musumeci: ora la conferma del leghista è più vicina e ciò permette alla Meloni di trattare con Salvini avendo un’arma in più, dovendo dare il proprio via libera alla candidatura dell’esponente del Carroccio. La partita di Milano potrebbe avere una ricaduta in Sicilia.

L’opposizione rimarca le distanze fra Musumeci e i partiti del centrodestra: «La Finanziaria finisce come era iniziata, con la sedia vuota del governatore. Tra l’altro non è stata votata da 6 deputati di Forza Italia e dalla Lega, pezzi del governo che se ne vanno. Tra pochi mesi si andrà al voto e i siciliani ci consegneranno una nuova speranza per la Sicilia». E per Di Paola (5 Stelle): «Musumeci assente, governo in frantumi e alla fine il Parlamento ha vinto portando a casa la manovra malgrado un governo al capolinea».

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