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L'INCHIESTA

Policlinico di Palermo, i pazienti in sala operatoria ma senza il chirurgo previsto

di
Palermo, Cronaca
Le verifiche sul registro degli interventi

In sala operatoria con la certezza che a fare l'intervento sarebbe stato il primario. E invece i pazienti, già anestetizzati, ignoravano al risveglio che ad azionare bisturi e forbici erano stati altri medici del reparto. Gaspare Gulotta, l'ex professore dell'Università di Palermo, firmava sì il registro informatico che ne attestava la presenza in sala operatoria, ma poi andava via senza neppure passarci da quella stanza. È l’altra faccia dell'inchiesta del Policlinico che nasce proprio dalla denuncia di un medico dell'Unità Toracica, stanco di assistere a falsi e illegalità.

Cosa ancora più grave, mentre Gulotta padre stava comodamente seduto sulla sua poltrona in stanza, la figlia Eliana, medico di un altro ospedale, era inspiegabilmente nell'équipe operatoria del Policlinico, dove era impossibilitata per legge a prestare servizio, essendo una struttura sanitaria diversa da quella dove lavorava. Nei registri, però, di lei non c’era ufficialmente traccia. Le testimonianze dei medici hanno confermato la presenza della figlia di Gulotta, che è chirurgo plastico, in sala operatoria, quando si dovevano fare ricostruzioni mammarie: «Ma non sappiamo a che titolo o se si facesse pagare».

Il meccanismo avrebbe prodotto un bilancio falsato degli interventi effettuati dal 25 giugno del 2019 al 7 ottobre del 2020: per gli investigatori in almeno 34 occasioni Gulotta non era realmente in sala operatoria. L’anomalia sarebbe stata confermata da alcuni pazienti che avevano subìto solo anestesia locale ed erano quindi vigili al momento della operazione: uno dice di non aver visto né sentito la voce del professore. «Dopo sono sceso al piano terra e l’ho incontrato», ha aggiunto. Un altro ha riferito di essere stato operato da tre medici, tutti giovani, tra cui un uomo e due donne.

Ma non sarebbe stata l’unica violazione delle regole. Dalle indagini sarebbe emerso che l’ex chirurgo svolgeva nella struttura sanitaria pubblica consulti (circa una settantina quelli accertati) in intramoenia facendosi pagare 150, 200 euro in nero, quindi senza dare la somma che in questo caso spetta all’Azienda sanitaria, in cambio della garanzia di corsie preferenziale negli esami diagnostici e nelle operazioni chirurgiche da svolgersi poi nel suo reparto, con scavalcamenti prezzolati di quelli già in attesa. Inoltre, ha violato il rapporto di esclusività con la sua azienda, svolgendo visite nello studio privato di Santa Margherita Belice. Eppure, anche il professore sembra ad un certo punto aver patito uno stop alle entrate non ufficiali. Lo sfogo con un amico: «In questo momento che non entra niente, cioè quella cosa per andarmi a comprare il pane... è tutto fermo». E si lamentava di non sapersi regolare con la carta di credito: aveva speso 23 mila euro in due mesi.

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