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Home Cronaca Caccamo, la morte di Roberta, la gelosia di Pietro e il falso alibi. Il pm: "Sentimento morboso"
LE INDAGINI

Caccamo, la morte di Roberta, la gelosia di Pietro e il falso alibi. Il pm: "Sentimento morboso"

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Roberta Siragusa

«Determinanti incongruenze» che forniscono «un compendio indiziario particolarmente grave» a carico dell’indagato Pietro Morreale, 19 anni, fidanzato di Roberta Siragusa, 17 anni, uccisa e il cui corpo è stato rinvenuto in un dirupo domenica mattina a Caccamo. Lo scrivono i magistrati della Procura di Termini Imerese - il procuratore Ambrogio Cartosio e il sostituto Giacomo Barbara - che ieri hanno emesso il fermo contestando all’indagato l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Il gip non ha ancora fissato la data dell’interrogatorio di garanzia per Morreale che si trova nel penitenziario di Termini Imerese e che in prima battuta, prima dell’emissione del fermo, si è avvalso della facoltà di non rispondere alla presenza del suo legale, l’avvocato Giuseppe Di Gesare. Secondo i pm Morreale avrebbe fornito false informazioni alla madre della vittima (dicendole di aver lasciato sotto casa la fidanzata alle 2:15) sia al fratello.

Non è inoltre chiaro - secondo il pm - quando l’indagato abbia fatto rientro a casa, «ne dove (in quale stanza) si trovasse l’indagato al momento del loro (dei familiari, ndr) risveglio». E decisive risultano le immagini dell’impianto di videosorveglianza di una casa nei pressi del luogo del ritrovamento del corpo: dalle immagini si evince due volte il passaggio della vettura in uso a Morreale (una Fiat Punto), una prima volta alle 2.37 e ritorno alle 2.43. E una seconda volta alle 3:28 con rientro alle 3:40.

Dalla ricostruzione dei fatti - anche grazie alle sommarie informazioni dei testimoni - è emerso che Pietro Morreale provava «un sentimento morboso - si legge - nei confronti della vittima, egli era fortemente geloso, a tal punto da impedirle in alcune occasioni di frequentare le sue solite amicizie». Non era mancata la violenza da parte di Morreale nei confronti della fidanzata, come nel giugno scorso, quando dopo una lite l’aveva colpita ad un occhio.

Uno dei testimoni in precedenza aveva avuto una relazione con la vittima, con la quale continuava ad avere rapporti amichevoli, anche con telefonate e messaggi. È successo anche il 24 gennaio, a notte fonda (notte in cui poi la Siragusa è stata uccisa). A verbale ha dichiarato: «All’1.30 mi inviava un messaggio dicendomi che Pietro voleva consumare un rapporto orale con lei. Verso le 2.30 le inviavo un altro messaggio dicendole di chiamarmi per qualsiasi cosa. Non dormivo tutta la notte con un brutto presentimento».

Un altro testimone ha riferito di aver parlato con Morreale intorno alle 2 di notte, quest’ultimo gli avrebbe detto che stava rientrando a casa e che avrebbero giocato ai videogame. E che poi quest’ultimo di mattina gli aveva inviato un messaggio per sapere dov'era Roberta. «Questa circostanza - scrive il pm Giacomo Barbara - appare particolarmente significativa, atteso che, come emerso successivamente, l’indagato era perfettamente a conoscenza di cosa era successo a Roberta e di dove si trovasse il suo corpo».

Nella macchina è stata inoltre rinvenuta una bottiglia piena di benzina (che serviva per alimentare una vespa dell’indagato parcheggiata in un garage della famiglia Siragusa). Un amico della vittima racconta che per mesi aveva cercato di convincere Roberta a lasciare il fidanzato. «L'avevo esortata a chiudere la relazione perché sapevo che sarebbe successo qualcosa di brutto, ma lei rispondeva che aveva paura che facesse del male a lei o alla sua famiglia».

Nella sua versione, Morreale ha raccontato che insieme a Roberta, con cui aveva partecipato a una festa, si era appartato in auto. I due avrebbero litigato e la ragazza sarebbe scesa dalla macchina e si sarebbe data fuoco con la benzina che il fidanzato teneva in una bottiglia in macchina. Il ragazzo avrebbe cercato di soccorrerla, poi sotto choc sarebbe fuggito e sarebbe tornato a casa. All’alba avrebbe detto ai suoi quel che era successo e col padre sarebbe andato in caserma.

Una versione confermata sostanzialmente dai genitori e dalla sorella di Morreale che, per i pm, però, «presenta alcune determinanti incongruenze che raffrontate con altre dichiarazioni costituiscono un quadro indiziario particolarmente grave». La storia del ragazzo, descritto come morbosamente geloso e violento, è smentita da un video che riprende la sua auto fare su e giù dal luogo in si trovava il corpo tra le 2.30 e le 3.38 di sabato notte.

Slitta intanto l’autopsia, inizialmente fissata per oggi, sul corpo di Roberta, trovato in fondo a un burrone nelle campagne di Caccamo domenica mattina. I legali di Morreale hanno chiesto che sia il gip, con un proprio perito, e non il pm attraverso un suo consulente, a fare l’esame autoptico.

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