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Home Cronaca Altre rivelazioni del nuovo pentito Zarcone: «Nangano ucciso per un debito di 30 mila euro»
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Altre rivelazioni del nuovo pentito Zarcone: «Nangano ucciso per un debito di 30 mila euro»

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L’ordine sarebbe arrivato da Nino Sacco dal carcere. Il verbale del collaboratore è stato portato in aula ieri. Nel documento vengono citati anche Pietro Asaro, a piede libero all’epoca del delitto, e Cesare Carmelo Lupo

PALERMO. L’ordine di uccidere Francesco Nangano sarebbe arrivato dal carcere, da quel Nino Sacco che è considerato il reggente del mandamento di Brancaccio, detenuto dal 2011. E a scatenare la decisione sarebbe stato un debito non pagato, per trentamila euro. Arriva così, la svolta nell’indagine sul delitto di alta mafia della serata di sabato 16 febbraio 2013, quando due killer a bordo di uno scooter uccisero «Franco» Nangano, un passato turbolento da imputato di mafia e omicidi, assolto da tutto, risarcito dallo Stato per l’ingiusta detenzione patita, ma condannato senza appello da una scarica di proiettili che lo inchiodarono nella sua Hyundai, subito dopo che aveva finito di comprare la carne.

Palermo, le immagini dell'omicidio Nangano

A parlare dell’esecuzione è il nuovo pentito Antonino Zarcone, il bagherese che sta facendo tremare i piani alti di Cosa nostra, con rivelazioni che riscontrano in pieno le dichiarazioni dell’altro collaboratore della stessa città, Sergio Flamia. Il verbale di Zarcone è stato prodotto in aula (ma non acquisito agli atti), ieri, al processo «Arduino più 19», in cui Sacco è imputato, davanti alla prima sezione della Corte d’appello. In primo grado il capomandamento aveva avuto 16 anni e il sostituto procuratore generale Mirella Agliastro voleva portare a conoscenza del collegio presieduto da Gianfranco Garofalo i nuovi elementi che le erano stati trasmessi dalla Procura presso il Tribunale: gli avvocati Tommaso De Lisi e Jimmy D’Azzò si sono però opposti, citando giurisprudenza recente della Corte di Cassazione, perché il processo si celebra in abbreviato e si svolge «allo stato degli atti», cioè con gli elementi già acquisiti. I giudici hanno accolto queste tesi, evitando di riaprire l’istruzione dibattimentale e di ascoltare Zarcone.

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