Mafia, da fisioterapista a reggente: l'ascesa del boss a Monreale

PALERMO. Da fisioterapista a domicilio a reggente della famiglia di Monreale. E’ stata una carriera fulminante quella di Giovan Battista Ciulla, uno degli arrestati nell’operazione Brasca 4.0 dei carabinieri. Ciulla in breve tempo, secondo le indagini, da soldato sarebbe diventato “generale”, come dice lui stesso. "Prima io ero solo ... che …partivo ... ne! momento di bisogno… Il soldato ora è diventato generale".

Ciulla sarebbe stato nominato dai vertici del mandamento di San Giuseppe Jato, ma più volte è stato anche richiamato dal reggente del mandamento, Gregorio Agrigento. A scegliere Ciulla, secondo gli investigatori, è stato Giuseppe D’Anna capo decina della famiglia di San Giuseppe Jato, che aveva il delicato ruolo di supervisore della famiglia mafiosa di Monreale. Ciulla è il compare d’anello di D’Anna, chiamato a sorvegliare il “generale”.

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Da tempo Ciulla manifestava la sua insofferenza. "E’ andata a finire che non dormo più, non mangio più - dice in un’intercettazione -. Mi sto scocciando... perché tutti fanno ‘armiamoci, armiamoci e partite’ e non parte nessuno".

In particolare, Ciulla criticava la mancanza di determinazione da parte del nuovo vertice mafioso di San Giuseppe Jato ("No, no, lo vedi io, dico io in passato ho avuto a che fare con un altro tipo, con persone sempre... e tutti questi problemi non ci sono stati... completamente. Qua invece con la bocca ‘pa pa pa, pa’ .. e i fatti quando? Mai?").

Così Ciulla decide di agire e una delle cose più eclatanti sarebbe stato il danneggiamento dell'auto, una Smart, di Veronica Madonia, figlia di Vincenzo, già reggente della famiglia mafiosa di Monreale, per “segnare” il territorio.

Sul fronte degli affari, intanto, bisognava controllare i lavori edilizi in corso, sul territorio monrealese di sua competenza: "Voglio fare io ora - dice - che almeno il sessanta per cento dei lavori che riguarda scavatori e tutto… me la sfrutto io, tutto, io devo riuscire in un anno...". E, in questo caso, bisogna anche capire i confini tra i territori. "Ma qua non è nostro ... qua non siamo da noi altri andiamo …", gli fa notare il suo interlocutore durante un giro perlustrativo.

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