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Palermo contro il crack: un immobile per «La Casa di Giulio», sarà un centro per i giovani

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Un centro di accoglienza, di soccorso e di aiuto per i ragazzi che cadono nelle dipendenze e per le loro famiglie. Il Comune di Palermo dà la sua parola e promette di mettersi subito alla ricerca di un bene dove possa nascere «La Casa di Giulio», un progetto ideato e voluto dalla famiglia Zavatteri che conosce, nel profondo, il dolore più grande di tutti: la perdita di un figlio.

Quel pugno allo stomaco, quel pensiero fisso e quella mancanza che nessuno potrà mai colmare, diventano ora impegno e aiuto per gli altri. Giulio Zavatteri è morto nella sua stanza. Il suo corpo non ce l’ha fatta più a sopportare l’ennesima dose di crack e a trovarlo, privo di vita, nella sua stanza, è stato papà Francesco. «Non possiamo permettere che altri ragazzi facciano la stessa fine - dice il padre di Giulio -. Il crack autoemargina chi ne fa uso, lo porta ad uno stato di annichilimento e tanti ragazzi muoiono soli nei vicoli. Ho vissuto per 5 anni questa situazione con mio figlio. Era finito in rianimazione e la vita gli aveva dato un’altra possibilità. Poi è arrivato quel 15 settembre e non c’è stato più nulla da fare. Le abbiamo provate tutte per salvarlo in questi anni: comunità, psicologi, psichiatri ma nonostante i tanti bravi addetti ai lavori, nella nostra città non c’è un centro che ascolti e aiuti questi ragazzi, che spieghi alle famiglie come riallacciare il dialogo con i figli e come affrontare questo mostro».

Ha gridato il suo dolore in piazza Bologni Francesco durante il corteo cittadino organizzato da Sos Ballarò. Ha condiviso la sua storia e ha parlato ai giovani. «Voglio che la memoria di mio figlio aiuti ad uscire dal tunnel della droga altri ragazzi. Al centro vi saranno figure professionali e con l’aiuto dei volontari organizzeremo anche laboratori di musica, canto e pittura. Giulio era un bravissimo pittore, dotato di grande intelligenza e sensibilità».

La realizzazione del Centro è stata sposata non solo dal Comune ma anche da altri enti e istituzioni, come il teatro Massimo. Il Sovrintendente Marco Betta ha espresso la sua solidarietà prendendo l’impegno di organizzare il prossimo marzo una serata con tanti artisti che permetterà una raccolta fondi per il Centro. Una piaga, quella della droga che spaventa tutti perché capace di attirare in qualsiasi contesto, quartiere e famiglia. Dai dati che arrivano dai Serd (Servizio per le dipendenze patologiche) sono 850 i giovani che soffrono di dipendenze in città e la loro età si è abbassata notevolmente. Si comincia già all’età di 12 anni, mentre si frequenta la scuola media, a fare uso di sostanze stupefacenti. Lascia sgomenti sentire che a quella età ci siano ragazzine disposte a prostituirsi per avere la loro dose di crack, il cui costo va dai 5 ai 15 euro.

L’impegno di Francesco Zavatteri guarda anche al mondo legislativo. «Lavoreremo ad un disegno di legge da portare alla Camera dei Deputati - continua Zavatteri - per far sì che vengano inasprite le pene detentive per chi spaccia droga e in particolare il crack. La legge deve permettere che un genitore possa denunciare il figlio affinché riceva le cure in un posto adeguato e non in parcheggi per tossici, perché un padre e una madre non potranno mai accettare di vedere il proprio figlio gettare la sua vita e arrendesi, al contrario hanno un solo desiderio: vederlo crescere felice. Ora insieme a Giulio che, anche se in altra forma è sempre con noi, aiuteremo gli altri ragazzi a rivedere la luce e a ritrovare la strada».

Nelle foto di Alessandro Fucarini la manifestazione contro il crack nel centro storico di Palermo

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