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Il direttore Amap e l’imprenditore di Tek: i nuovi indagati per la strage a Casteldaccia

L’ingegnere Gaetano Rotolo, direttore dei lavori e responsabile per la sicurezza, è stato sospeso dall'incarico: era già avvenuto nel 2016 per un’altra vicenda

La ricerca delle responsabilità sulla strage di Casteldaccia non si ferma. Ci sono altri due indagati oltre Nicolò Di Salvo, socio della ditta Quadrifoglio Group di Partinico, che aveva preso i lavori in subappalto da Tek Infrastrutture Srl. Si tratta dell’ingegnere Amap Gaetano Rotolo, direttore dei lavori e responsabile per la sicurezza e dell’imprenditore antimafia Giovanni Anselmo, titolare della Tek di San Cipirello.

Ieri i magistrati si sono recati nella sede dell’azienda partecipata in via Volturno, hanno acquisito altre carte relative all’appalto e al subappalto dei lavori che sono costati la vita a cinque padri di famiglia: Epifanio Alsazia, 71 anni, contitolare della Quadrifoglio; Giuseppe Miraglia, 47 anni, Roberto Raneri, 51 anni, Ignazio Giordano, 57 anni e Giuseppe La Barbera, 29 anni. Nella sede della Tek, in una traversa di via Leonardo da Vinci, invece, sono andati i poliziotti della squadra mobile a notificare l’atto. Come anticipato nei giorni scorsi dal Giornale di Sicilia, Rotolo è stato sospeso dal suo incarico. Cosa già avvenuta nel 2016 per un’altra vicenda.

Nuovi elementi nell'inchiesta

L’inchiesta per omicidio plurimo colposo, coordinata dalla Procura di Termini Imerese, guidata da Ambrogio Cartosio che col pm Elvira Cuti coordina gli investigatori, si arricchisce di nuovi elementi. E soprattutto di nuovi nomi. Anselmo è un imprenditore di San Cipirello, ex proprietario del vivaio Galileo Garden in via Galilei. Per alcuni anni ha vissuto sotto scorta per avere denunciato il pizzo. Una famiglia inserita nel mandamento di Porta Nuova, Daniele Lauria, secondo gli inquirenti aveva invece incassato da Anselmo mille euro, al tempo titolare della ditta Gga costruzioni. Quella somma, per la Dda, era l'acconto di un’estorsione di settemila euro che era stata imposta al costruttore. L’avvocato Mario Bellavista, legale di Anselmo, spiega che «l’avviso di garanzia è un atto dovuto, c’è stata la massima collaborazione da parte del mio assistito, che è assolutamente sereno».

Ieri, poco dopo i funerali di Giuseppe La Barbera, gli inquirenti si sono recati in via Volturno alla ricerca di prove per ricostruire la terribile tragedia. A colloquio con i magistrati anche il presidente di Amap, Alessandro Di Martino e il direttore generale Giovanni Sciortino. Rotolo sarebbe stato sentito per più tempo.

Il direttore dei lavori è una figura importante per l’inchiesta perché, come raccontato da alcuni testimoni, è l’uomo che ha dato le chiavi agli operai, autorizzandoli di fatto a entrare nella cisterna delle acque reflue, poi trasformatasi in una trappola mortale. Una prassi che Sciortino, sul nostro giornale, aveva definito «anomala». Ieri i telefoni dei vertici Amap sono rimasti muti tutto il giorno.

Il tema della sicurezza

Davanti la sede di via Volturno, verso ora di pranzo, si respirava un clima di tensione facilmente leggibile nei volti di alcuni dipendenti che tra loro parlavano sottovoce dopo l’arrivo dei magistrati. L’inchiesta ruota sull’aspetto della sicurezza del cantiere e dei lavoratori. Il focus degli investigatori, che in questi giorni stanno continuando a scavare tra i documenti dell’appalto e del subappalto che regola i rapporti tra Amap, Tek infrastrutture e Quadrifoglio Group, punta sul rispetto dei protocolli di sicurezza nel momento della trasmissione dell’appalto dalla Tek alla ditta di Partinico. Altro punto, l’esistenza di documenti relativi alla consegna dei dispositivi di sicurezza ai lavoratori.
Il sospetto è che in realtà un documento del genere non ci sia.

A nessuno di quei lavoratori sarebbe mai stato dato l’equipaggiamento che sarebbe dovuto consistere non solo nella maschera di protezione ma anche nel gilet catarifrangente e nella tuta bianca. A informazioni del genere finora non riescono ad accedere neanche gli avvocati nominati dalle famiglie degli operai vittime di quel cantiere trasformatosi in una trappola mortale. E la sede della Quadrifoglio di via Milano, a Partinico, resta ancora sequestrata e piantonata notte e giorno dalla polizia. Visionate non solo le singole posizioni di tutti e quattro gli operai della ditta morti nel cantiere, ma anche i vari passaggi del subappalto. Poi la ricostruzione di quel che è avvenuto dentro la vasca killer, dove c’è stata un’ispezione da parte di tecnici incaricati dalla Procura e le eventuali tracce che si potranno trovare, resta un altro punto focale dell’inchiesta. Ora legali delle famiglie degli operai attendono la convocazione per l’eventuale incidente probatorio.

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