
Il pizzo non sembra conoscere crisi. Resta infatti la voce principale, insieme al traffico di droga e allo smercio di sigarette di contrabbando, nei bilanci dei clan mafiosi. Il blitz, denominato "Centro", condotto dai carabinieri di questa mattina a Palermo lo dimostra. Nonostante molte attività commerciali siano in ginocchio a causa della crisi economica, i boss non si fermano e continuano a spremere bar e negozi con le estorsioni.
Operazione "Centro", in tanti pagavano il pizzo
I boss non risparmiavano nessuno nella richiesta del pizzo. Nella lista delle attività prese di mira c'è un bar di piazza Magione, c'è anche un ristorante del Foro Italico, un'edicola in corso Tukory. In tanti hanno pagato senza ribellarsi come hanno sottolineato nel provvedimento di fermo il procuratore aggiunto Paolo Guido ed i sostituti Giovanni Antoci, Luisa Bettiol e Gaspare Spedale.
Le intercettazioni mettono in luce anche i malumori degli affiliati sospettando che i Mule facessero la cresta sulle estorsioni. Qualcuno ritenendo che si fosse "fottuti i picciuli" rimpiangeva "i bei tempi in cui c'era Alessandro D'Ambrogio, ora recluso al 41 bis".
Anche Salvatore Gioeli, tra i fermati di oggi, mostrava perplessità sull'operato dei Mulè. Riferendosi al giovane Massimo diceva in una intercettazione: “U Nicu dopo arrivava: ‘Tiè qua mille euro’, ma che devo fare con mille euro? Cosa fai? Che cosa realizzi? Mille euro per andare a prendere 15 anni di carcere. Il problema io dico essendo che ci dobbiamo salvare tutti, ci salviamo…"
E ancora, in un'altra intercettazione Gioeli diceva: "Duecento, noialtri 80, ma nooo: 200 e noialtri 10, Niente! Perché così quello è inutile io mi 'siedo' e gli dico: 'Che vuoi fare? Mettiamo mano? Va bene...".
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