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L'INCHIESTA

Il blitz di Palermo, «cavalli» da 40 mila euro al chilo: ecco come i trafficanti chiamavano la droga

La droga veniva chiamata in mille modi dall’organizzazione sgominata con l’operazione Gold Green, ma alla fine bastava un indizio ai carabinieri per comprendere di che si stesse realmente parlando nei tanti colloqui intercettati che hanno portato a quindici arresti, tredici dei quali effettuati a Palermo e un paio in Calabria. Un esempio? L'irrealistico prezzo di ben 40.000/42.000 euro al chilo per un «cavallo». È chiaro che si stesse parlando di droga.

Nonostante il linguaggio criptico utilizzato, gli investigatori, guidati dalla Dda di Palermo, sono giunti a una corretta interpretazione delle conversazioni stesse, stando attenti al mutevole oggetto cui si fa riferimento —anche fra gli stessi interlocutori e in rapida successione temporale ed in evidente prosecuzione l'una rispetto all'altra- e talora anche nell'ambito di una stessa conversazione. Insomma, stando attenti a correlare fra loro le conversazioni si scopre che si parla sempre di traffico di droga, ovvero degli stupefacenti da fare arrivare dalla Campania e dalla Calabria per foraggiare in continuazione le piazza dello spaccio della città.

«Tali colloqui, soprattutto quelli relativi alle sostanze stupefacenti, sarebbero caratterizzati da una assoluta contraddittorietà intrinseca e comunque privi di un pur minimo senso logico», scrive il giudice per le indagini preliminari, Lirio Conti, nell'ordinanza di custodia cautelare. Ecco perché il «cavallo» da 40 mila euro al chilo può solo essere droga. Del resto, il termine «cavallo» è spesso utilizzato dagli indagati, anche come «cavallo nero», «cavallo bianco», «cavallo svedese» (hashish di elevata qualità), «cavalli sauri» (con riferimento al colore marrone dei panetti), «cavallo zoppo».

I termini usati sono spesso generici, ad esempio «pezzi», «documenti», «materiale», tipo «super», «camicie», «pizze», «macchina», «cioccolato», «nero», «caramello». E a volte vengono usati termini espliciti, come quando si parla di «erba», «fumo» o «bianca» o «bianco», o addirittura espressamente di «panetti» e «cocaina». Oppure si indicano marchi notoriamente associati a determinati generi di sostanze stupefacenti.

 

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