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L'INCHIESTA

Palermo, dai capi ai pusher: così avveniva lo spaccio davanti alla scuola di Passo di Rigano

Sgominata a Palermo un'organizzazione dedita allo spaccio di droga. Si tratta di 12 persone, 6 finite in carcere e altrettante ai domiciliari che, come emerge dall'inchiesta, avevano precisi compiti da svolgere: Giuseppe Aiello, Samuele Azzara, Enrico Barone, Davide Di Bella, Alberto Mangia, Mirko Orefice, Domenico Pizzurro, Pietro Pizzurro, Salvatore Pizzuto, Giuseppe Scalisi, Antonino Sileno e Vincenzo Spina.

Pietro Pizzurro ed Enrico Barone, in qualità di capi e promotori dell'associazione, rifornivano i sodali della sostanza stupefacente destinata alla vendita, occupandosi dell'approvvigionamento, dell'occultamento e della consegna delle dosi da spacciare, effettuavano le cessioni personalmente e mettevano a disposizione le rispettive abitazioni, dove ricevevano gli acquirenti, effettuavano le cessioni, detenevano e preparavano la sostanza stupefacente in dosi al fine di rivenderla.

Domenico Pizzurro, si occupava della preparazione delle singole dosi di sostanza stupefacente, riceveva gli acquirenti presso la propria abitazione ed effettuava le cessioni di sostanza stupefacente mentre Giuseppe Aiello provvedeva a nascondere e conservare la sostanza stupefacente presso la propria abitazione, a disposizione dei capi Pietro Pizzurro e Barone.

Samuele Azzara, Mirko Orefice, Antonino Sileno e Salvatore Pizzuto si occupavano della vendita al minuto della sostanza stupefacente su "piazza" ai vari acquirenti, direttamente o per delega dei capi promotori, garantendo anche una costante presenza di presidio nei luoghi di spaccio; anche Alberto Mangia effettuava materialmente la vendita al minuto della sostanza stupefacente su "piazza" ai vari acquirenti, ma era anche l'autista di Pietro Pizzurro, con il quale effettuava le cessioni ai clienti. Davide Di Bella e Vincenzo Spina, invece, avevano il compito di avvisare i pusher della presenza di eventuali acquirenti presenti nei luoghi di spaccio, ed effettuavano materialmente le vendita al minuto della sostanza stupefacente su "piazza" ai vari acquirenti, direttamente o per delega dei capi, garantendo anche una costante presenza di presidio nei luoghi di spaccio, in particolare in via Cartagine. Giuseppe Scalisi si occupava della preparazione della sostanza stupefacente di tipo "crack", mediante operazioni di sintesi della cocaina destinata alla vendita al dettaglio.

L'aggravante è quella di aver ceduto sostanze stupefacenti a soggetti minori di età e di aver commesso il reato nei pressi della villetta comunale di via Cartagine e nelle immediate vicinanze della scuola media statale Michelangelo Buonarroti.

I due capi, durante le indagini durate 2 anni, sono stati scoperti a cedere droga centinaia di volte. Enrico Barone in almeno 200 occasioni ha ricevuto, detenuto, ceduto a complici e venduto dosi a diversi acquirenti, mentre Pietro Pizzurro in ben 400 volte.

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