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TRIBUNALE DI SAN PAOLO

Mafia, Badalamenti "incastrato" dalla cocaina: dovrà scontare la pena in Brasile

L'autorità giudiziaria italiana ha accordato l'arresto di Leonardo Badalamenti, 59 anni, chiesto dal Brasile, perché lì il figlio del boss di Cinisi, Tano Badalamenti, deve scontare una condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi per traffico di sostanze stupefacenti.

Il mandato di cattura fu emesso dal tribunale di San Paolo l’11 maggio 2017. E’ quanto si legge nel decreto con cui il consigliere Mario Conte, della Corte d’appello di Palermo, ha convalidato l’arresto eseguito dalla Dia ieri sera.

Il fatto attribuito al figlio del boss morto nel 2004 (ritenuto colpevole dell’omicidio del militante di Dp Peppino Impastato), avvenne il 9 marzo di tre anni fa, poco prima del definitivo ritorno in Italia di Badalamenti jr, che in Brasile si faceva chiamare Carlos Massetti.

Quel giorno del 2017, alle 15 - si legge nella nota informativa allegata al mandato di cattura internazionale - «Leonardo Badalamenti ha trasportato con la sua autovettura un pacco del peso di 55,2 grammi, contenente cocaina destinata alla vendita». L’uomo «è accusato di essere membro di un gruppo criminale internazionale». Scrivono ancora gli inquirenti sudamericani che «il Badalamenti, in collaborazione con altri trafficanti, otteneva guadagni per la mafia italiana. Lo stesso è stato condannato alla pena di anni 5 e mesi 10 di reclusione».

Data la certezza della sua identificazione con Massetti, la giustizia italiana ha proceduto all’arresto. L’esistenza del mandato di cattura era stata rilevata nei giorni scorsi, dopo che Badalamenti aveva fatto notare la propria presenza in Sicilia, con il tentativo di riprendersi, forzando il catenaccio all’ingresso, un bene che, in un incidente d’esecuzione, la corte d’assise di Palermo gli aveva restituito.

L’immobile di contrada Uliveto, confiscato anni fa, è da tempo assegnato al Comune di Cinisi e alla cooperativa Casa Memoria Felicia Impastato. L’ingresso abusivo aveva portato alla denuncia da parte dei carabinieri e, attraverso i terminali in uso alle forze dell’ordine, alla «scoperta» del mandato di cattura.

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