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CORTE D'APPELLO

Mafia, Badalamenti resta in cella: "Non rischia il Covid"

Nel carcere di Pagliarelli non ci sono casi di contagio da Coronavirus e quindi Leonardo Badalamenti può restare in cella, perchè i rischi per lui sono pressochè inesistenti. Lo sostiene la Corte d’appello di Palermo, presieduta da Mario Fontana, a latere Luisa Anna Cattina e il relatore Mario Conte, che oggi ha rigettato l’ipotesi di arresti domiciliari, chiesta dalla difesa, e ulteriormente confermato il mandato di cattura internazionale nei confronti del figlio del boss di Cinisi (Palermo) Gaetano Badalamenti.

Il detenuto - tornato in carcere martedì sera, dopo l’arresto eseguito dalla Dia - aveva sostenuto di rischiare il Covid-19, sia nel penitenziario palermitano che, ancor di più, in caso di estradizione in Brasile, Paese considerato ad alto rischio. I giudici siciliani nell’immediato hanno però escluso il pericolo a Palermo

'Tano' Badalamenti, nel 1978, fu responsabile dell’omicidio del militante di Democrazia proletaria Peppino Impastato e venne poi condannato nel 2000 all’ergastolo, mentre già stava scontando 45 anni di carcere per traffico di stupefacenti fra l’Italia e gli Stati Uniti, dove morì in prigione, nel 2004. Anche il figlio è invischiato adesso in una storia di droga e oggi si è fatto interrogare, per rifiutare l’ipotesi di estradizione in Brasile, dove dovrebbe scontare 5 anni e 10 mesi, in esecuzione di una condanna definitiva: a marzo 2017, prima di rientrare in Italia, Badalamenti jr, che in Sudamerica si fingeva uomo d’affari e si faceva chiamare Carlos Massetti, era stato fermato con 55 grammi di cocaina. Di quella sentenza - divenuta irrevocabile a maggio 2017 - l’uomo ha sostenuto di non avere saputo mai nulla, tanto da essersi allontanato dal Brasile senza problemi. Anche la sua presenza in Italia, così come rappresentato dall’avvocato Antonino Ganci ai giudici, sarebbe stata ufficiale e nota, visto che dal 30 novembre 2017 al 30 novembre 2019, per scontare la misura di prevenzione, Leonardo Badalamenti era andato a firmare regolarmente il registro dei sorvegliati speciali. Sessant'anni il mese prossimo, l’indagato ha affermato di essere stato vittima di un episodio di estorsione da parte dei poliziotti che lo avevano arrestato in Brasile.

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