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CORONAVIRUS

Ai domiciliari il carceriere del piccolo Di Matteo, Bonafede: una norma per riportare i boss in cella

Come anticipato in esclusiva dall'edizione cartacea del Giornale di Sicilia lo scorso 29 aprile, l’ergastolano Franco Cataldo, originario di Gangi e condannato per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, ha ottenuto la detenzione domiciliare per il rischio Covid-19.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato oggi che sta studiando una norma che consenta ai magistrati di sorveglianza di rivalutare le scarcerazioni già disposte di boss della criminalità organizzata alla luce del mutato quadro dell'emergenza Coronavirus. Lo si apprende in ambienti di via Arenula. Gran parte delle scarcerazioni sono state disposte per gravi patologie, ma molte ordinanze fanno esplicito riferimento all'emergenza da Covid-19.

Cataldo, che tenne segregato il figlio del pentito Santino Di Matteo nell’estate del 1994, per un periodo di circa due mesi, è anziano e malato ed è tornato nella sua casa di Geraci Siculo per il pericolo che potesse contrarre in carcere il Coronavirus. Questo in applicazione delle norme tendenti a ridurre il numero delle persone detenute nell’attuale periodo di emergenza.

Franco «restituì» l’ostaggio - rapito per imporre al padre di ritrattare le proprie accuse - all’inizio della stagione delle olive, perchè gli serviva il capanno in cui veniva tenuto il ragazzino, poi assassinato e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca il 12 gennaio 1996.

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