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L'inchiesta sul doping a Palermo si allarga: altri cinque coinvolti

Nello spogliatoio i body builder si somministravano le sostanze

L'inchiesta sul doping in alcune palestre del Palermitano sembra essere destinata ad allargarsi. Migliaia  di medicinali proibiti trovati a casa dei quattro arrestati ma anche di altri cinque indiziati, ancora non ufficialmente iscritti nel registro degli indagati.

Si tratta di medicinali difficili da trovare sul mercato e per alcuni di essi è addirittura necessaria la ricetta medica.  Sono ormoni della crescita, alcuni dei quali per solo uso veterinario, che però i culturisti assumevano per potenziare il fisico e aumentare la massa muscolare.

Come riporta Leopoldo Gargano in un articolo sul Giornale di Sicilia in edicola, un ruolo fondamentale in questa attività di importazione di farmaci, anabolizzanti e steroidi l'avrebbe avuto Giuseppe Barbella, 29 anni, originario di Nocera Inferiore che la procura avrebbe voluto arrestare, ma il gip ha ritenuto che non ci fossero gli indizi sufficienti.

Secondo gli inquirenti, sarebbe lui il canale di rifornimento per l'acquisto delle sostanze dopanti, i suoi clienti principali sarebbero stati Gaspare Aiello, il titolare della palestra di Partinico «Free Time» e Francesco Di Rosalia, il gestore dell'altra palestra, «Infinity club» di Cinisi finita nel mirino degli inquirenti. Non a caso proprio a Di Rosalia sono stati sequestrati diverse centinaia di prodotti vietati che lui avrebbe smerciato ai culturisti.

Le indagini si concentrano sui canali di acquisto e la successiva rivendita dei prodotti dopanti. Secondo gli investigatori, ci sarebbero state complicità nell'ambiente dei depositi farmaceutici, da cui potrebbero essere usciti i medicinali in nero, senza alcuna traccia di transazioni commerciali. E non si esclude nemmeno il coinvolgimento di medici e specialisti.

 

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