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L'INCHIESTA

Finti malati di talassemia a Palermo, in 15 ammettono la truffa: i nomi dei 39 indagati

In quindici hanno ammesso la truffa e restituito i soldi, circa 513 euro al mese per 13 mesi. Per altri 39 invece sono scattati i sequestri e le denunce disposti dal gip Annalisa Tesoriere, su richiesta della Procura. È quanto emerge dall'operazione «Sanguisuga» della guardia di finanza di Palermo che ha scoperto una truffa alla sanità architettata con finti malati di talassemia per intascare le pensioni di invalidità.

I finanzieri hanno sequestrato conti correnti, auto, moto e beni immobili.

Ecco chi sono i 39 indagati colpiti dal provvedimento di sequestro firmato dal gip a conclusione dell’indagine. Antonina Accetta e prosegue con Anna Alfano, Emanuele Cefalù, Gaetano Corrao, Giuseppe Cucchiara, Claudio Demma, Giovanni Di Blasi, Rosalia Di Dio, Vincenzo Di Fede, Luigi Di Gregorio, Ninfa Di Gregorio, Pietro Di Mariano, Margherita Di Piazza, Mario Di Vita, Salvatore Favazza, Vito Gallina, Angelo Giuliano, Giovanni Ingrassia, Faro Leone, Giuseppe Lucchese, Settimo Mancino, Francesca Pace, Francesco Pace, Maria Palazzolo, Vincenzo Pilo, Girolamo Pitti, Giovanni Randazzo, Giuseppe Randazzo, Francesco Rinaudo, Salvatore Savoca, Andrea Scalia, Paolina Stagno, Maurizio Tannurella, Antonino Terranova, Saverio Todaro, Maria Lauretana Varisco, Carlo Ventimiglia, Anna Vinci, Provvidenza Virzi.

Su 103 impiegati che per tre anni hanno percepito una pensione integrativa sostenendo di essere malati di talassemia, 54 erano falsi invalidi e mai si erano sottoposti a una trasfusione.

Gli uomini del Nucleo di polizia economica finanziaria di Palermo guidati dal colonnello Cosmo Virgilio hanno raccolto la denuncia e hanno incrociato i dati dell’ente di previdenza, quelli degli ospedali e del «registro siciliano delle talassemie ed emoglobinopatie».

Un approfondimento sul Giornale di Sicilia di oggi. Dall’inchiesta è emerso che per ottenere le pensioni gli indagati presentavano documenti falsi con carta intestata e timbri contraffatti del Servizio di medicina trasfusionale di Villa Sofia e Cervello, del responsabile della cardiologia sempre di Villa Sofia, della medicina trasfusionale e immunoematologica dell’azienda ospedaliera Civico.

I medici sentiti dalla finanza hanno dimostrato che i timbri con i loro nomi e cognomi erano falsi e recavano errori marchiani come l’indirizzo sbagliato della struttura ospedaliera.

© Riproduzione riservata

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