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POLIZIA

L'omicidio di Pagliarelli a Palermo, ore di interrogatori: si indaga sul mercato della droga a Falsomiele

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Interrogatori per far luce sull'omicidio di lunedì notte in via Gaetano Costa a Palermo. Gli agenti della squadra mobile stanno continuando ad ascoltare i familiari e le persone che hanno contattato o visto la vittima Francesco Manzella, prima dell'agguato.

La pista più accreditata è quella della droga e in particolare quella dei contrasti legati all'attività di spaccio. Manzella, 34 anni, pregiudicato palermitano è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa, una dinamica che lascia supporre che sia stata una mano esperta a freddarlo, mentre era nella sua auto.

Il corpo della vittima è stato trovato con lo sportello della vettura aperto e un piede fuori, come se stesse per scendere dalla sua vettura o probabilmente tentare di fuggire. Non si esclude neppure che Manzella potesse essere lì per un appuntamento con  qualcuno.

La pista della droga resta la più accreditata dagli investigatori della squadra mobile diretti da Rodolfo Ruperti. Tra l'altro è noto che a Falsomiele, il quartiere dove viveva Manzella, ci sia uno dei più grandi mercati della droga, sempre aperto, con clienti che arrivano da tutta la provincia. E nella famiglia della vittima, come sarebbe emerso dagli interrogatori, ci sarebbero state discussioni proprio per evitare che lui, sposato con due figli, l'ultimo arrivato appena un paio di mesi fa, finisse in un brutto giro.

Droga e spaccio sono al centro delle indagini così come per il duplice omicidio dello Zen dove giovedì scorso sono stati assassinati Antonino e Giacomo Lupo, padre e figlio. Per l'agguato, il giorno dopo, si è costituito Giovanni Colombo, che già era stato condannato per una rissa  aggravata davanti la discoteca Goa dove ha perso la vita il giovane medico, Aldo Naro.

Omicidio a Palermo, la vittima uccisa in auto: le foto dopo l'agguato

Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Colombo. Anche lui secondo gli inquirenti graviterebbe attorno al mondo dello spaccio allo Zen. Al magistrato ha detto di aver sparato per salvarsi la vita perché  avrebbe avuto una lite con uno dei figli della vittima. Dalle parole si sarebbe passati ai fatti. Le discussioni sono probabilmente legate alla gestione delle piazze di spaccio nella zona.

 

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