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Palermo, sciopero della fame di Enrico Colajanni: "L'accusa di aver favorito mafiosi è infondata"

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Undici giorni di sciopero della fame per Enrico Colajanni, l'ex fondatore dell'associazione anti racket Libero Futuro, che su Facebook spiega: "Protesto contro le ingiuste decisioni della prefettura di Palermo che ha cancellato ben quattro associazioni antiracket del circuito di Libero Futuro. Dallo scorso 19 luglio è stata  esclusa dalle liste di villa Whitaker. Con provvedimento il prefetto Antonella De Miro ha cancellato l'associazione di Colajanni perché  figurerebbero persone vicine ad ambienti mafiosi. Sono quattro le associazioni antiracket della Sicilia occidentale, unico sostegno di molti imprenditori vittime di racket del pizzo e sempre in prima linea nell’impegno per la diffusione della cultura della denuncia, sono state messe al bando dalle prefetture di Palermo e Trapani".

Uno sciopero della fame che vuole sollecitare il Ministero dell’Interno e la Commissione Parlamentare Antimafia a provvedere al riesame delle motivazioni d’interdizione.

Per Enrico Colajanni si tratta di: "Un'accusa tanto infondata quanto infamante di aver favorito interessi mafiosi assistendo imprenditori sospettati di collusioni con la mafia. La verità è che nessuno degli imprenditori indicati nei provvedimenti prefettizi ha procedimenti in corso o è indagato per reati di mafia mentre invece tutti loro hanno collaborato con le forze dell'ordine denunciando mafiosi anche più volte - spiega Colajanni -. Pertanto, escludendo che si tratti di errori fatti da burocrati incompetenti, ritengo che le ragioni di tanto accanimento siano altre. Libero Futuro, infatti, non si è limitata a promuovere la denuncia e ad assistere le vittime di estorsione ma ha anche sempre denunciato le malefatte o i gravi errori che talvolta anche le istituzioni commettono. Naturalmente abbiamo sostenuto Maniaci e Tele Jato e il prefetto Caruso che con le loro denunce hanno scoperchiato il verminaio delle misure di prevenzione a Palermo e non solo - continua  Colajanni -. Sta di fatto che Caruso, Maniaci e Libero Futuro sono finiti nel tritacarne istituzionale di chi non perdona i disobbedienti".

Le cancellazioni a catena dalle Prefetture di Trapani e Palermo nei confronti di Libero Futuro Bagheria e LiberJato Partinico nel 2017, Libero Futuro Palermo e Castelvetrano nel 2018, costituiscono: "L’esito chiaro di una politica di soppressione dello strumento di denuncia insito nello statuto delle stesse Associazioni - spiega Colajanni -. Pertanto le ragioni di tale accanimento vanno ricercate altrove. La nostra propensione a criticare provvedimenti interdittivi insensati, come quello ricevuto dalla Sis per il passante ferroviario di Palermo, sicuramente ha irritato la nostra burocrazia. Oggi, però, scopriamo che a proporre quel provvedimento fu un certo Colonnello D’Agata della Dia di Palermo, finito di recente in galera con Antonello Montante. Le nostre critiche aspre alla Saguto ed il sostegno dato a TeleJato e Maniaci, mentre tutti tacevano, sicuramente non sono state gradite, così come il nostro plauso al Direttore Caruso dell’Agenzia dei beni confiscati, quando denunciava fatti gravi nella loro gestione  - continua Colajanni –. Ma la nostra intenzione era ed è tuttora quella di contribuire, nel nostro piccolo, a collaborare con gli organi dello Stato, mettendo a disposizione quello che da volontari sappiamo meglio fare: parlare con gli imprenditori, stabilire un’alleanza con i cittadini sui temi della legalità, attraverso il progetto del consumo critico, e stimolare imprenditori sani nella gestione dei beni sequestrati e confiscati ai mafiosi, mettendo in evidenza lo scandaloso fallimento dello Stato sul tema della sottrazione dei patrimoni ai mafiosi e sul loro reimpiego. Alle istituzioni, chiederemo una profonda revisione delle norme su sequestri e confische dei beni sottratti alle mafie e sulla loro gestione; la modifica degli istituti delle misure di prevenzione e delle interdittive; ragionevoli criteri per ottenere i contributi della Regione Siciliana a favore delle associazioni antiracket e, soprattutto, urgentemente che vengano revocate le decisioni adottate dalle prefetture di Palermo e di Trapani ai danni delle associazioni, in modo da arginare le conseguenze devastanti che queste decisioni stanno provocando affinché le associazioni possano continuare a svolgere serenamente e proficuamente il proprio ruolo".

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