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Prostitute e trans nella casa di via Giotto: il racconto dei portieri

Gli impiegati notarono il viavai sospetto di clienti che cercavano sesso a pagamento. Ma la padrona di casa non sapeva nulla

PALERMO. L’indagine sul poliziotto presunto pappone è stata condotta dalla squadra mobile. E dai portieri. Sono state le loro dichiarazioni a fornire un preciso quadro della situazione prima ancora che le intercettazioni captassero i dialoghi tra il sovrintendente Felice Galletta, la moglie Chiara Spanò e le prostitute ed i trans che la coppia avrebbe sfruttato.

Un portiere si è perfino trasformato in investigatore e ha fatto una ricerca su Internet per rintracciare il nome di un’inquilina. Era su un sito di incontri a pagamento. La padrona di casa invece non aveva alcun sospetto, sosteneva di avere dato in affitto l’appartamento ad inquilini più che referenziati, visto che il marito della signora era un agente di polizia.

I primi ad essere ascoltati dagli investigatori sono stati i tre portieri in servizio presso lo stabile di via Giotto dove, secondo la ricostruzione dell’accusa, si sarebbero prostituite la moglie dell’agente e altre donne. E tutti e tre hanno confermato di avere visto un continuo via vai di giovani, intorno ai 25-30 anni, che entravano nel condominio con il telefonino incollato all’orecchio e seguivano le istruzioni per trovare l’appartamento. Ma c’è di più.

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