IL COOPERANTE UCCISO

I resti di Lo Porto bloccati a Roma da 17 giorni

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Si attende l'ok dalla Procura della capitale per il trasporto della salma. L'assessore Catania: silenzio dalle autorità, noi pronti

PALERMO. A Palermo è tutto pronto per accogliere le spoglie di Giovanni Lo Porto. Il Comune si è accollato le spese per il trasporto della salma, per lo svolgimento di un funerale laico e per la concessione di una sepoltura nel cimitero di Santa Maria dei Rotoli. Ma da 17 giorni sono bloccati a Roma i resti del cooperante originario dello Sperone, ucciso a 38 anni per errore da un drone americano, nel corso di un raid contro Al Qaida, al confine tra Pakistan e Afghanistan.
Giovanni Lo Porto, che amici e familiari chiamavano «Giancarlo», è morto nello scorso gennaio, ma la notizia del suo decesso venne data dal presidente statunitense Barack Obama, che in quell' occasione chiese anche scusa, ad aprile. «Non abbiamo notizie da giorni da Roma. Aspettiamo ancora che la Procura dia il via libera per il trasporto della salma a Palermo», dice l' assessore comunale alla Partecipazione Giusto Catania.

L'amministrazione di Palazzo delle Aquile, nel frattempo, si è mossa direttamente con il sindaco Leoluca Orlando che con una determinazione, due giorni fa, ha riconosciuto gli onori funebri a Giovanni Lo Porto, che lavorava per un'organizzazione non governativa tedesca, fino a quando venne rapito nel gennaio del 2012. Era arrivato da tre giorni in Pakistan, Paese del quale si era innamorato durante i suoi numerosi viaggi e le sue tante missioni, per un progetto umanitario. Lo Porto aveva prestato servizio anche in Africa e ad Haiti.

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