IL CASO

Beni di mafia confiscati, batosta evitata per il Comune di Palermo

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L’Immobiliare Strasburgo aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per 30 milioni di euro per fitti arretrati. Ma il giudice lo ha sospeso

PALERMO. Un sospiro di sollievo che vale trenta milioni di euro. Il Comune ottiene dal giudice Walter Tortorici (seconda sezione civile) la sospensione del decreto ingiuntivo con cui l’Immobiliare Strasburgo esigeva il pagamento dei canoni di locazione su asset immobiliari fondamentali come il comando della Polizia municipale, la sede del giudice di pace, nonché di molte scuole. Un contenzioso, enorme, nato sul patrimonio che era stato dell’imprenditore Vincenzo Piazza, condannato per associazione mafiosa nel 1994, in danno del quale la Corte di Cassazione ha pronunciato il 6 marzo del 2007 sentenza di confisca.
Ora, l’assegnazione dei beni all’amministrazione non è avvenuta nonostante i protocolli di intesa tempestivamente sottoscritti. Per cui l’Agenzia del Demanio prima e successivamente all’Agenzia nazionale dei beni confiscati, succeduta nella gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata, hanno sempre rivendicato la titolarità.
Ma proprio in forza dei contenuti del protocollo d’intesa e in attesa del trasferimento degli immobili l’amministrazione comunale a far tempo dal primo gennaio 2008 non ha mai versato all’«Immobiliare Strasburgo s.r.l.» le somme dovute a titolo di canoni di locazione ed indennità di occupazione. Da qui la guerra in carta bollata. Che ad agosto scorso ha avuto il Comune vittorioso sul fronte del trasferimento di una fetta di patrimonio: 30 unità immobiliari in cui «vivono» sedici scuole. Tuttavia, il credito asserito dalla società riguarda, ovviamente, il pregresso.

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