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BLITZ ALL'AQUASANTA

La "punciuta", la santina: l'affiliazione di Graziano alla mafia

A raccontare il rito di affiliazione è Vito Galatolo che spiega tutti i passaggi della cerimonia avvenuta al carcere Pagliarelli

PALERMO. Dalla punciuta alla santina, fino alla ripetizione delle regole della mafia ad alta voce. È Vito Galatolo, come si legge nelle pagine del Giornale di Sicilia di oggi, a raccontare tutti i passaggi della cerimonia dell’affiliazione di Vincenzo Graziano, fermato ieri dalla guardia di finanza per associazione mafiosa e ritenuto il capo del mandamento di Resuttana a Palermo.

Il rito si è svolto all’interno del carcere Pagliarelli, come spiega Galatolo: «Lo abbiamo affiliato in carcere al Pagliarelli, quarto piano destro “Grecale”, io, capofamiglia dell’Acquasanta, Peppuccio Lo Bocchiaro, uomo d’onore della famiglia di Santa Maria di Gesù, e Francesco Guercio, uomo d’onore della stessa famiglia. Ciò è avvenuto a dicembre 2010 (forse il 27) nella saletta socialità; prima di andarci (ci sono due salette e noi andavamo a quella fumatori), abbiamo chiesto a qualche amico, tra cui Sergio Flamia, di non far entrare persone nella saletta; pure a Pietro Guccione chiedemmo di non andarci.

Vincenzo Graziano aveva la santina nelle mani, Peppuccio Lo Bocchiaro gli ha fatto la punciuta con l’ago, è uscito il sangue e gli ha bruciato la santina nelle mani, mentre ripeteva ad alta voce le regole di Cosa Nostra. Dopo la punciuta ci siamo dati la mano e io ho detto che Vincenzo Graziano da quando sarebbe uscito (settembre 2011, credo) sarebbe diventato sottocapo dell'Acquasanta e raccomandandogli di stare vicino a quelli di Resuttana».

Il racconto di Galatolo viene confermato dalle dichiarazioni di Sergio Flamia, altro collaboratore di giustizia, che parla anche del periodo di comune detenzione tra il boss dell’Acquasanta e Graziano. «È avvenuto sicuramente tra il 2009, 2010, 2011, prima della scarcerazione -- mette a verbale Flamia -. È successo questo discorso che non siamo andati in saletta, siccome in quella saletta non fumatori eravamo in pochi che ci andavamo, tra cui io, un altro mio paesano e qualche altro conoscente, visto che avevano confidenza con me mi ha detto “senti, mi fai la cortesia, ce lo dici tu che non vengono nella saletta la prima ora”. Dentro il carcere, tra il corridoio e la cella, siamo stati qualche settimana insieme in cella».

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