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Continua la protesta dei sindaci a Irosa per le Zone franche montane

Altro giro di boa per il presidio di Irosa che vede coinvolti 132 sindaci siciliani (quelli dei comuni che si trovano al di sopra dei 500 metri d'altezza e che hanno meno di 15mila abitanti) e il comitato che li supporta nella battaglia per il raggiungimento dell'obiettivo comune: la legge per l'istituzione delle Zone Franche Montane di Sicilia, legge che prevede una defiscalizzazione di tutte le attività imprenditoriali che esistono in quelle zone.

Altro giro di boa perché sono trascorsi venti giorni da quando è partito il presidio allo svincolo di Irosa, venti giorni in cui si cerca di attirare l'attenzione del parlamento nazionale sui problemi dei comuni montani della Sicilia. La legge è stata approvata all'unanimità all'Ars l'anno scorso a dicembre ma che a causa dell'assenza delle norme attuative in materia finanziaria la legge deve comunque fare un passaggio tra Camera e Senato. Attualmente la legge è ferma in parlamento a causa dell'emergenza sanitaria in corso.

«Le terre di montagna della Sicilia e gli operatori economici – dichiarano i rappresentanti del Comitato - attendono questa misura di defiscalizzazione, da oltre 2085 giorni. Riteniamo ingiustificato e dannoso per la nostra economia il rallentamento della procedura in itinere, poiché l'approvazione di questa legge permetterebbe ai nostri operatori economici - quindi ai resilienti delle aree di montagna dell’isola - di guardare al futuro con fiducia. Altre misure, come quella pensata dal Ministro per il Sud Provenzano e cioè decontribuzione del 30 per cento per chi fa impresa al sud, saranno le benvenute. Se parte Sicilia, poi a ruota seguiranno gli imprenditori del centro e del nord. Tuttavia, grazie allo Statuto autonomo regionale, ancora in vigore, la Regione Siciliana ha facoltà di guardare più in alto, quindi alle terre alte della Sicilia, per l’appunto».

«Lo strumento delle ZFM favorirebbe certamente l'iniziativa privata, - dice il sindaco di Isnello Marcello Catanzaro - creerebbe opportunità di lavoro e fermerebbe l'esodo delle giovani generazioni. Le amministrazioni del territorio sostengono certamente questo strumento di politica economica. Occorre ritornare a fare politica sul territorio così da costruire una prospettiva di sviluppo chiara che coinvolga anche le categorie sociali. Se ne avverte la necessità».

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