Maria Falcone ricorda il fratello Giovanni: "Era il difensore dei deboli e degli oppressi dalla mafia"

«Mio fratello Giovanni al cinema si innamorò di Zorro così che mio padre gli comprò la maschera, lo spadino... Tornato a casa pensò bene di fare la zeta di Zorro nelle pareti di raso, a piazza Magione. Mia madre lo rimproverò aspramente. Mio padre invece, non disse nulla, ma la sera non gli diede il bacio della buonanotte perchè - gli disse - bisogna avere rispetto per le cose degli altri e a ciò che pensano gli altri e lui quella sera non si era meritato il bacio. Giovanni mi disse che quello fu un insegnamento che lo ha guidato in tutto ciò che faceva. E come Zorro, anche lui, era il difensore dei deboli e degli oppressi dalla mafia».

E’ uno dei ricordi di infanzia che la professoressa Maria Falcone, una delle sorelle del magistrato ucciso il 23 maggio del 1992 assieme alla moglie e agli agenti della scorta, ha offerto agli studenti di elementari e medie del Convitto nazionale «Giovanni Falcone» e del Gonzaga.

Aneddoti del giovane Falcone, studente del Convitto Nazionale. Ancora la professoressa Falcone:

«Andavamo a scuola mano nella mano, e lui indossava il cappellino con le iniziali del Convitto Nazionale (CN) Io per farlo arrabbiare lo chiamavo cretino nazionale. E lui si che si arrabbiava si e volavano cartellate...».

Un dibattito - veloce e gradevole - quello che si è tenuto al cinema Gaudium di Palermo, dove era in programma l’incontro su «L'eredità morale di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e padre Pino Puglisi», organizzato nel giorno di nascita di Giovanni Falcone, che oggi avrebbe compiuto 80 anni. Proiettato il film «Convitto Falcone""del regista Pasquale Scimeca, musica e teatro con Alessia Bonura, Antonio Tancredi Cadili, Salvatore Bumbello, Linda Di Dio, Pietro D’Agostino, Riccardo Perniciaro e i ragazzi del Centro Tau, lattrice Lorena Cacciatore e gli Agricantus. Al dibattito hanno preso parte, oltre a Maria Falcone, Pasqale Scimeca, Felice Cavallaro e Francesco Di Giovanni. In platea anche Vincenzo Agostino, il papà di Nino, l’agente di polizia ucciso assieme alla moglie Ida, nel 1989.

«Giovanni, mio fratello, Giovanni aveva la religione del dovere, appresa nell’ambiente in cui viveva, in famiglia e a scuola. Ai miei figli diceva che per sconfiggere la mafia - ha proseguito Maria Falcone rivolgendosi ai giovani studenti - basta fare sempre e semplicemente il proprio dovere, a scuola, a casa, al lavoro».

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