Tangenti a Palermo, 8 appalti nel mirino: il video delle mazzette ai funzionari e le intercettazioni

Sono otto gli appalti finiti sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori nell'ambito dell'inchiesta che ha portato a Palermo all'arresto di 4 funzionari del Provveditorato Opere Pubbliche.

Gli appalti riguardano cinque scuole tra Palermo, Casteldaccia e Catania e un immobile confiscato alla criminalità organizzata e destinato all’arma dei carabinieri e un altro immobile a Capaci destinato alla nuova stazione dei carabinieri.

I funzionari, secondo l'accusa, attestavano negli atti una spesa maggiore rispetto a quella realmente sostenuta. La differenza veniva spartita tra imprenditori e funzionari indagati nell'indagine. Dalle intercettazioni emerge che i funzionari che si recavano nei cantieri non utilizzavano la loro macchina di servizio, ma andavano con la vettura dell'imprenditore compiacente. Nonostante tutto avrebbero attestato una serie di spese legate gli spostamenti.

Le immagini delle telecamere hanno intercettato imprenditori che danno mazzette ai funzionari con vere e proprie contrattazioni anche sulle somme delle mazzette da dare.

IL SISTEMA AMATO. Gli inquirenti lo hanno soprannominato il "sistema Amato", portato avanti con spregiudicatezza e accortezza da Carlo Amato, uno dei funzionari del provveditorato opere pubbliche di Palermo finito agli arresti domiciliari. I cellulari venivano lasciati ai colleghi, perché anche spenti possono essere intercettati, e si avanzava la richiesta di denaro.

Tangenti al Provveditorato Opere Pubbliche: nomi e foto dei funzionari arrestati a Palermo

La strategia di Amato non era condivisa da Casella e Muzzicato, anche loro indagati, teorizzavano invece una strategia più sottile e meno rischiosa. Secondo i due, infatti, era opportuno che fossero gli imprenditori di loro iniziativa a fare 'un regalo' come ricompensa per i favori ottenuti. Favori che consistevano, oltre che in una celere trattazione del procedimento amministrativo propedeutico alla liquidazione dell'importo dei lavori appaltati, nell'adozione di una perizia di variante contenente costi 'gonfiati'.

Amato, come si legge nell'ordinanza del gip, aveva invece chiesto senza troppi preamboli all'imprenditore Lorenzo Chiofalo 8 mila euro da dividere proprio con Casella e Muzzicato rispettivamente direttore operativo, e ispettore di cantiere.
"Onestamente avevo pensato di chiudere tutto il totale a 5 (cinquemila. ndr), in base ai conti che mi sono fatto", risponde Chiofalo. "Veda lei - aggiunge Amato - Mi pare poco, però sinceramente di primo cuore, perché dico, volevo dare tremila euro a tutti e due e 5 io, però.., ripeto non mi pare che siamo, siamo lontani dalle idee insieme".

A dicembre del 2017 arriva al provveditorato delle opere pubbliche la polizia. Sequestra documenti e notifica gli avvisi di garanzia ad alcuni indagati. Tre dei quattro finiti ai domiciliari Franco Barberi, Antonio Casella e Claudio Monte, si riuniscono per capire chi li aveva traditi. Mentre parlano intercettati dalla squadra mobile cominciano un lavoro di distruzione di prove. "Questo - dice Barberi - che c'ha la fissa del..". E Casella : "Del paladino della giustizia". "Ma magari gli sparassero, conclude Monte".

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