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Regione Siciliana, bloccati 100 milioni per terapie intensive e pronto soccorso

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La Regione blocca se stessa. Ritarda l’erogazione di cento milioni al commissario straordinario chiamato a realizzare il potenziamento delle terapie intensive e dei pronto soccorso per contrastare il Covid e finisce per impedire a 26 progetti già pronti di andare in gara d’appalto. Col risultato che 166 posti letto ulteriori e 10 nuovi padiglioni per le emergenze restano sulla carta.

Fra gli appalti che da quasi un anno non possono essere banditi ci sono la realizzazione di quattro nuovi pronto soccorso a Palermo: il primo deve nascere nella sede dove ancora si trova il Cto e a questo impianto andrà accoppiato anche il reparto di infettivologia, il secondo progetto prevede il restauro del pronto soccorso dell’ospedale dei Bambini, che prevede anche la nuova terapia intensiva, quest'ultima tuttavia ultimata nei giorni scorsi (proponiamo le fotografie in questa gallery) e in attesa solo di essere aperta (2 posti in intensiva, 8 subintensiva). Il terzo progetto bloccato è quello del pronto soccorso dell’ospedale Villa Sofia e l’ultimo riguarda il pronto soccorso pediatrico che nascerà al Cervello.

Tutti questi progetti sono stati realizzati, e pagati, dal commissario straordinario Tuccio D’Urso nel corso dei primi mesi del 2022. Ciò in forza di una delibera di giunta che a fine dicembre 2021 ha messo sul piatto altri cento milioni che servivano a completare il piano (e il budget) predisposto dal ministero della Salute per potenziare le strutture sanitarie in Sicilia in vista della quarta ondata di Covid, attesa a quell’epoca. Oggi siamo alla quinta ondata e quel piano, dopo un avvio in salita, è completato (o sta per esserlo) per due terzi. L’ultimo report di D’Urso mette in evidenza che dei 571 posti di terapia intensiva e sub intensiva da realizzare entro la fine del 2022, ne sono stati completati 179 e altri 82, previsti per la fine di settembre, arriveranno fra qualche settimana. Completata anche la ristrutturazione di 15 pronto soccorso in varie province dell’Isola. Altri 144 posti - per la maggior parte a Catania, Palermo, Agrigento e Gela - sono in fase di appalto e verranno consegnati all’inizio dell’anno prossimo. Portando il totale dell’investimento statale dagli attuali 98,7 milioni a 130.

Quel che resta sulla carta sono gli altri 26 progetti che la giunta Musumeci decise di finanziare per allargare il piano approvato dal ministero quando si era ancora alla terza ondata e si puntava a prevenire la quarta, rafforzando la rete ospedaliera che tante carenze aveva evidenziato fra il 2020 e il 2021. Questi 26 progetti si traducono in 166 posti nei nuovi reparti di terapia intensiva: fra questi 8 a Enna, 12 al Civico di Palermo, 18 a Trapani. Nuovi reparti sono previsti a Siracusa, Avola, Mazara, Marsala. Prevista la ristrutturazione del primo e quarto piano dell’ospedale Cervello di Palermo più, come detto, la realizzazione o il potenziamento di altri 10 pronto soccorso.

Il ritardo nell’erogazione di questi 100 milioni è un capitolo del lungo report che lunedì il commissario straordinario Tuccio D’Urso ha inviato al neo presidente Schifani per fare il punto sulla manovra di potenziamento della sanità pubblica siciliana. D’Urso evidenzia che dopo 10 mesi dalla delibera della giunta non ha la disponibilità dei fondi e dunque non può nemmeno fare le gare d’appalto.

Il problema però non è la mancanza di fondi. Questa estate una nota dell’assessorato al Bilancio confermava che le somme ci sono. Da qui in poi però la ricostruzione si fa più complicata. Il timore degli uffici del commissario straordinario è che il budget sia rimasto impigliato a causa della mancanza della parifica del bilancio del 2021, che impedisce di utilizzare tutti gli avanzi di amministrazione della seconda metà dell’anno. Sarebbe un problema simile (non uguale) a quello che sta bloccando i pagamenti alle imprese e che ha messo sul piede di guerra Confindustria e le associazioni degli artigiani.

Ma l’ormai ex assessore alla Salute Ruggero Razza dà una lettura diversa del problema: «Ciò che è mancato è la riprogrammazione di risorse che dovevano essere ritagliate da altri finanziamenti extra regionali. I dipartimenti ci stanno lavorando. Il ritardo è dovuto anche al fatto che la competenza è di più uffici che devono esprimersi in una conferenza di servizi. Sono sicuro che il problema sarà risolto in tempo per rispettare la tabella di marcia e aprire i reparti entro la fine del 2023». Il che significa che almeno le gare d’appalto dovrebbero essere bandite entro la fine dell’anno. Anche se la quinta ondata è già in corso e i pronto soccorso dovevano essere già ultimati.

© Riproduzione riservata

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