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La plastica dal mare all'organismo umano: ecco l'opera di Fabrizia Capostagno

C'era l’opera di una giovane artista siciliana - un feto di plastica - all'incontro sul tema dell'intrusione della plastica nell’organismo umano che si è tenuto a Palermo,  al Complesso monumentale dello Steri. Un incontro cui hanno dato vita il primario di Ginecologia del Fatebenefratelli di Roma Antonio Ragusa e la Fondatrice di Marevivo Rosalba Giugni, con la sapiente regia di Lucia Gotti Venturato, fondatrice e presidente del Sole Luna Doc Film for Future Festival, che si conclude oggi.

L’edizione 2022 della rassegna internazionale di documentari, che da sempre punta sui giovani e li rende protagonisti nell’immaginare la società del futuro a partire dal racconto del presente, della realtà quotidiana e dell’ambiente in cui vivono, si muove sul filo quanto mai attuale delle tematiche ambientali, legate a conflitti e cambiamenti climatici, con l'obiettivo di aprire una riflessione a 360 gradi sul tempo che viviamo. Nel cortile Steri dello storico omonimo palazzo palermitano, sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo e location della 17esima edizione del festival, l’opera Madre Plastica di Fabrizia Capostagno, vincitrice della seconda edizione del concorso Marine Litter Art di Marevivo, realizzata con reperti rinvenuti sulla spiaggia della foce del fiume Platani nell’Agrigentino, accoglie gli ospiti con la sua drammaticità: una donna prostrata, in atteggiamento protettivo verso il frutto del suo ventre: una bottiglia di plastica gialla.

La precognizione della giovane artista che ha precorso i risultati della ricerca scientifica sulla capacità di penetrazione delle microplastiche nell’organismo umano, ha dato il via alla conversazione. «Abbiamo messo le questioni ambientali al centro del nostro Festival – ha detto aprendo il confronto la presidente di Sole Luna Lucia Gotti Venturato - perché siamo convinti che molte delle emergenze con cui ci troviamo a dover fare i conti dipendono dal rapporto squilibrato tra uomo e natura. Penso alla desertificazione, alle carestie, alle guerre per l’accaparramento di materie prime, alle pandemie, ai cambiamenti climatici, persino a una parte dei fenomeni migratori. Insieme a Marevivo e ad Enel Green Power abbiamo realizzato la sezione Ambiente doc, proprio come rassegna  dedicata all’interno di Sole Luna al tema dell’ambiente e della salute del mare. Questa collaborazione con Marevivo è solo l’inizio di tante avventure che ci vedranno ancora insieme».

Rosalba Giugni fondatrice e presidente di Marevivo, associazione del Mediterraneo nata nel 1985, ha illustrato come in quasi quaranta anni il sodalizio si sia impegnato a divulgare con campagne di sensibilizzazione e con proposte legislative, il problema sempre più invasivo della plastica nel mare. «Siamo stati i primi nel mondo insieme a dei volontari in California ad andare sulle spiagge, non per organizzare mega concerti - ha detto - ma a ripulirle dai rifiuti plastici che cominciavano a comparire ovunque. Per questa attività mi chiamavano la “maringa”, la casalinga del mare. Avevamo capito subito che quel materiale indistruttibile avrebbe rappresentato un problema gigantesco per la vita del mare e delle cerature che lo abitano».

Ha aggiunto che «centinaia di manifestazioni con migliaia di volontari, campagne di sensibilizzazione, attività di educazione e divulgazione, coinvolgimento delle scuole non sono bastate per arrestare il mostro. Il Covid e la guerra certamente hanno rallentato il percorso e hanno fatto impallidire le nostre proposte. Da quattro anni lottiamo per ottenere la Legge Salvamare che consente ai pescatori di riportare in banchina la plastica trovata nelle reti, mettere sistemi di raccolta dei rifiuti alla foce dei fiumi, attività sostenute con campagne di pulizia, educazione nelle scuole, regole certe per dissalatori e acquacultura, gestione della Posidonia spiaggiata e tanto altro. La Legge fu proposta da noi al ministro Costa e finalmente approvata in Senato l’11 maggio in quarta lettura, ma manca ancora dei decreti attuativi per essere operante». A conferma della drammaticità del tema l’intervento del professore Antonio Ragusa, autore del libro Nati con la camicia... di plastica. Ragusa ha raccontato, con il supporto di immagini e dati, come, stimolato da un incontro con micro sfere di plastica in una bella spiaggia della Sardegna, Piscinas, sia partita una ricerca, priva di fondi, di questo materiale nella placenta delle sue pazienti. Con la collaborazione del suo staff ospedaliero e del politecnico delle Marche, il risultato, purtroppo, è stato positivo: micro-plastiche erano presenti nei tessuti del sancta sanctorum della vita. «Gli artisti intuiscono prima degli scienziati cosa sta accadend», ha dichiarato il professore, riferendosi alla scultura della giovane siciliana. Ed ha aggiunto: «Io non mi sono fermato e ho continuato a cercare il mostro e purtroppo è presente nel latte materno e addirittura nel citoplasma delle cellule». In una ricerca della professoressa Margherita Ferrante che studia gli occhi dei pesci, è emerso che le nano plastiche ne hanno alterato la funzionalità. Nei mammiferi la presenza di micro-plastiche determina alterazioni della salute che li conduce ad obesità, sindrome metabolica, comportamenti simil-autistici alterazioni nella funzione e nella produzione di molti neurotrasmettitori.

 

 

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