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Gigi Petyx, la storia della Sicilia attraverso gli scatti del fotoreporter palermitano

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C’è l’ultima immagine del principe De Curtis a Villa Igiea, Ninetta Bagarella che cerca di dribblare i cronisti, Franca Viola nascosta dietro le tende, Tommaso Buscetta nella gabbia dell’Ucciardone: foto. Che Gigi Petyx ha ricamato su personaggi, fatti, cronaca, raccontando una Sicilia scontrosa e irridente, che si rialzava in piedi dopo la guerra, che prendeva a spallate il mondo, che aveva paura di parlare troppo, respirare troppo, sorridere troppo.

Chi c’era ha raccontato: di corsa, con il fiato sul collo, cercando di arrivare al volo in redazione prima che si avviassero le antiche rotative; riuscendoci (quasi) sempre.

Perché quando chiedi a Petyx se per caso qualche volta è tornato a mani vuote, si mette a ridere e non ti risponde.

Il resto lo dicono gli scatti, che sono tantissimi, accatastati in faldoni, ammorbati nei cassetti, registrati ovunque, una casa e oltre, perché Gigi ha iniziato presto, anzi fu il direttore del L’Ora, Vittorio Nisticò a dirgli di indossare i pantaloni lunghi perché sennò nessuno lo avrebbe preso sul serio.

Ma questo ragazzino di quindici anni aveva già il gusto di intrufolarsi dappertutto: era il 1953 a casa Petyx avevano già capito che dovevano lasciarlo andare, che titoli e landau di famiglia non gli interessavano punto. La storia è lunga, e oggi che finalmente qualcuno la riconosce: Leone Zingales gli ha consegnato il premio Sicilia Cronisti dell’Unci, cioè di quelli che stanno sul campo. Il famoso gilet da battaglia di Petyx, tutto tasche e cerniere, ormai è appeso da qualche anno, ma le foto sono ancora tutte qui, sfogliarle vuol dire raccontare episodi e storie. E ricordare consigli, come quello di «mettersi sempre controvento, perché ti arrivano le voci e scopri le cose».

Gigi Petyx è nato nel 1938 al Capo, attorno Palermo si nascondeva: il bombardamento del ‘43 lo schiva per un soffio visto che solo per fortuna non si trovò con la madre nel ricovero di piazza Sett’Angeli che fu distrutto.

È un ragazzino curioso e il padre, il barone Luigi Petyx Mortillaro lo manda «a bottega» dal fotografo Lo Verso in piazza Beati Paoli; da lì passa allo studio Scafidi, poi si avvicina al L’Ora. Nasce il fotoreporter. «Si doveva arrivare sempre, prima di tutti. Mai tornare a mani vuote». Dai primi digiuni di Danilo Dolci al Giro d’Italia del ‘59, sul Treno del Sole nel ‘62 al seguito degli emigranti; nel ‘63 la strage di Ciaculli, e Petyx fotografa quasi per caso la Giulietta che di lì a poco sarebbe saltata in aria.

«L’odore di carne bruciata rimase sui vestiti, non se ne voleva andare». Compagno di strada di Mauro De Mauro.

«Un signore, è stato mio testimone di nozze. Insieme abbiamo fotografato l’arresto di Luciano Liggio: sembrava ci sfottesse, sornione, e io scattavo, scattavo … Nisticò mi fece mettere il telefono a casa perché fossi sempre reperibile».

Gli aneddoti montano, ne raccontano tanti Laura Grimaldi e Claudia Mirto in «Palermo Petyx» pubblicato da Dario Flaccovio: il disastro di Montagna Longa – «ci accorgemmo soltanto all’alba che per fare le foto avevamo camminato sui corpi … »-, il terremoto del Belice – «Spedivamo i rullini con ogni mezzo…» -. La Sicilia che cambia, gli anni ‘70, la voglia di libertà, i personaggi; il passaggio al Giornale di Sicilia, a raccontare i disservizi della città.

E bambini, bambini, bambini: Gigi li ha fotografati sempre, da quelli poverissimi della Palermo postbellica ai ragazzini dei piani alti. Ma le immagini più belle, quelle che vanno conservate come un tesoro, sono dei personaggi che non valgono un servizio, ma sbucano fuori, inattesi, in camera oscura: i visi quotidiani in un bianco e nero morbido, gli occhi che non guardano mai fisso in camera, gli stanchi, i poveracci, quelli mai felici; chi canta per nulla, chi fa asciugare le semenze su piazza del Parlamento – era il 1979, oggi sarebbe impensabile -, chi si bacia, chi piange.

Perché Gigi Petyx è essenzialmente un cronista di razza e quindi gli interessano soltanto le storie di tutti noi.

© Riproduzione riservata

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