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La Traviata del teatro Massimo in Oman: le foto di un trionfo

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Sarà per Simon Boccanegra o per i Vespri Siciliani, ma è ormai certo che nel 2022 Placido Domingo per la prima volta canterà al Teatro Massimo. Lo ha promesso, con quel suo sorriso a fior di labbra, la barba bianca e il piglio di chi, ad oltre ottant’anni, sa di essere uno dei primi cantanti al mondo. “Palermo? Non la conosco, non ci sono mai stato. Ma verrò, ve lo prometto, penso tra un paio d’anni”.

Lo sa che il Massimo è uno dei teatri più belli del mondo?

“Devo andare, lo so e voglio vederlo. E se non sarà un’opera, verrò per un recital. Oppure dirigerò io, sarà un piacere immenso guidare un’altra volta questa vostra orchestra straordinaria”.

Come farà stasera (domenica 10 febbraio) quando sul podio della Royal Opera House di Muscat, impugnerà la bacchetta e dirigerà orchestra e coro del Teatro Massimo in questa “Traviata” già esaurita prima ancora di arrivare al botteghino.

Gli applausi, intanto, non gli sono mancati: per due sere, giovedì scorso e ieri sera, ha interpretato il rude Germont, il padre severo che si oppone all’amore del figlio Alfredo e della mantenuta Violetta. “Traviata” è una delle opere più amate in Oman, fino a qualche anno fa sarebbe stato impossibile presentarla, vuoi per l’argomento, vuoi per alcune scene. Ma il sultano Qabus bin Said Al Said è fermamente convinto che il rilancio di un Paese passi dalla sua cultura, dai teatri, dalla musica: e allora ben venga l’opera italiana. Soprattutto se ad interpretarla e a dirigerla è un grande nome come Placido Domingo.

Che ha ricevuto ovazioni a sipario aperto e una standing ovation da un pubblico internazionale - pochi gli omaniti, uomini e donne, che hanno scelto di indossare gli abiti tradizionali, che invece punteggiano la città, sia nella zona più moderna dove è anche la Royal Opera House, che tra i vicoli del suq -; pubblico che ha applaudito anche l’innovazione di Marta Domingo, la moglie del cantante che firma la regia: sostituire il ballabile di Zingarelle e Matador con il corpo di ballo di flamenco di Antonio Gades. Per il resto, l’allestimento di Marta Domingo è molto tradizionale, vien voglia di dire, americano, visto che Violetta è una via di mezzo tra Rossella O’Hara e Angelica del “Gattopardo”: Nel foyer, si parla inglese e arabo, ma i “wonderful” si sprecano: l’Oman sta già costruendo il suo secondo teatro, da 600 posti, che si aggiunge alla sala principale, bellissima. Che i professori d’orchestra del Massimo hanno dimostrato di apprezzare.

“E’ un teatro contemporaneo costruito da un ingegnere del suono, si vede e si sente. I nostri teatri europei sono bellissimi, ma spesso hanno problemi di acustica. Qui invece, è stato tutto disegnato a tavolino sfruttando ogni innovazione tecnologica” dicono l’oboista Carmelo Ruggeri e Antonello Ceraulo che suona la tuba. Orchestra e coro hanno ricevuto l’applauso di Domingo che li dirige per la seconda volta, la prima è stata con il Volo a Firenze: Alessandro Bavetta, violinista, è sicuro “qui ce la giocheremo alla grande, come se fosse la Coppa del Mondo” . E proprio da quella sera, il sovrintendente Francesco Giambrone “bracca” Domingo. E a quanto pare ce l’ha fatta, tornerà dall’Oman con la promessa che il grande cantante canterà a Palermo: c’è un progetto per il 2020, ma la sicurezza è più per il 2022 e sarà un Verdi. Nel frattempo il Teatro Massimo raccoglie il lavoro fatto e lo impacchetta per le prossime tournée, l’anno prossimo si torna in Giappone, con “Nabucco” e “Norma” per un tour di venti giorni almeno cinque città. E nel 2021 si sta lavorando ad un tour europeo dell’orchestra che partirà da Dresda e comprenderà diverse capitali, tra cui Berlino. Insomma, chi ha accolto il Massimo una volta, briga per averlo una seconda.

“Piace la preparazione di orchestra e coro, ma soprattutto apprezzano il nostro progetto, l’attenzione per il territorio, le collaborazioni avviate – spiega Giambrone -. La stima del mondo musicale è tutta per il Massimo”. E si nota anche dietro le quinte: dove si respira un’aria trionfante, con gli orchestrali che provano in un angolo e le truccatrici omanite che si occupano delle acconciature delle coriste. Che ti bisbigliano in un orecchio che in tre anni qui la visione è addirittura cambiata, che i corsetti sono meno accollati, che le braccia si sono un pochino scoperte. Anche se nei calici del famoso “brindisi” resta sempre l’acqua. Coro e orchestra si mettono in coda per l’autografo di Domingo. “Come cantante è straordinario, anche ora che interpreta ruoli da baritono. Si sente il passato da tenore, ma è un artista senza paragoni. Come direttore, apprezziamo molto il suo approccio da musicista, ha un carisma straordinario”, dice Michele De Luca, trombone veterano. Al progetto della tournée ha lavorato su tre fronti diversi, la palermitana Francesca Campagna. “Alla fine siamo riusciti a far collaborare la Royal Opera House omanita, la Los Angeles Opera, dove Domingo è direttore artistico, e il Teatro Massimo”, spiega. Mentre a Muscat erano presenti sia il vicedirettore del Massimo, Leonardo Di Franco che il direttore operativo Elisabetta Tesi (che è riuscita a strappare un autografo per il nipotino in cui Placido Domingo prometteva proprio il suo arrivo a Palermo), dalla Sicilia sono giunti gli applausi virtuali del sindaco che ha inviato una sua lettera personale a Placido Domingo e una agli orchestrali: “sono certo – scrive - che anche in questa seconda volta in Oman, porterete alto il nome della nostra città”. Anche il presidente della Regione ha voluto apprezzare “il successo del quale siamo grati ad orchestra, coro e ai tecnici – dice Musumeci con l’assessore al Turismo Pappalardo - che hanno saputo conquistare palcoscenici internazionali”.

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