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La Sicilia della salute, a Palermo il nuovo volume di Elio Cardinale: le foto

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Per recuperare il rapporto tra medico e paziente, bisogna tuffarsi a piene mani nella Storia.

Perché soltanto guardando con curiosità a quel semidio che era il centauro Chirone, si scopre che tutto resta in bilico, tra alto e basso, santità e terrosità, mente e corpo.

Il medico deve comprendere prima la testa e poi il fegato, ne è convinto Elio Cardinale:

«Oggi c’è un rapporto pessimo tra medicina e cittadino, la prima vola troppo alto, il secondo la vede come astrusa e irraggiungibile. E non si fida». Sulla fiducia batte Cardinale, «da un lato si parla un linguaggio oscuro e dall’altro prende piede la faciloneria del consulto on line. Ma è anche vero che se il paziente non trova un medico che ascolta, cercherà di fare da solo. Con inevitabili danni».

Proprio perché è convinto che la medi cina sia una coscienza più che una scienza, Cardinale ha voluto racchiudere in un unico volume, la storia della medicina in Sicilia. Partendo da Esculapio. Con un linguaggio divulgativo, senza «adipe» accademico, che passa attraverso progressi, sbagli, imperizie e illusioni scientifiche, raccontando personaggi e medici dal millennio prima di Cristo, fino al passato recente.

«L’Isola di Chirone» raccoglie in un’unica veste grafica quindici capitoli pubblicati sul Giornale di Sicilia, illustrati dai disegni a china di Pippo Madè illustrate a china, oggi riportati su tecnica mista e tempere. Il volume, pubblicato da Kalòs, presentato a Palazzo Branciforte.

Presenti Eugenio Gaudio, rettore della Sapienza di Roma, Gianni Puglisi, rettore della «Kore» di Enna, Livia Ottolenghi, dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane, Giuseppe Verde, presidente dell’Accademia Scienze, Lettere e Arti e l’assessore regionale alla Pubblica Istruzione Roberto Lagalla.

Modera Marco Romano, vice direttore responsabile del Giornale di Sicilia. Inaugurata la mostra di chine e pitture di Pippo Madè, presentata da Rita Cedrini.

L’idea di base de «L’Isola di Chirone» è semplice: la Sicilia della salute affonda nei millenni, ma Cardinale si diverte a tirarla fuori. A spintoni.

Arrivando ai docenti e medici – alcuni di importanza mondiale, basti pensare ad Emilio Segrè, Premio Nobel per la Fisica nel 1959 - che furono costretti a lasciare le cattedre a causa delle leggi razziali del ventennio Fascista. Per tutti, vale la stessa convinzione, «bisogna recuperare il rapporto del cittadino con la cultura in generale, non si deve parlare di PIL economico finanziario ma di PIL della conoscenza. Più è alto il livello di cultura, più alta sarà la qualità della vita». Esiste il malato e non la malattia: ogni malato è diverso dall’altro.

«Il malato non è un ammasso di molecole e il medico non deve soltanto leggere una ricetta».

Qualche nome da ricordare. «Partiamo da Empedocle e andiamo avanti. Ricordando Gianfilippo Ingrassia considerato il fondatore della medicina legale nel Cinquecento; Giovanni Alfonso Borrelli, messinese, nel Seicento fondatore della «iatromeccanica», precursore della medicina sperimentale; il suo allievo, Marcello Maltìgghi, archiatra di Papa Innocenzo XII. Fino ad arrivare alla scuola cardiologica di Catania con Condorelli che applicò la fisica idraulica alla cardiologia: ricordo le diatribe con Paul Dudley White che però lo superava perché era il medico di Eisenhower…».

È’ anche un libro parzialmente autobiografico perché Cardinale parla di maestri, compagni e allievi, personaggi grandi e meno grandi.

«Ma è sempre l’uomo che deve guidare la tecnica; innovazione non vuol dire perdita della scienza umana: credo che ogni assistente dovrebbe studiare sociologia, psicologia, rapporto con il  paziente. E in tempi in cui si discute di biopolitica, biodiritto, testamento sanitario, accanimento terapeutico, bisogna sapere quale deve essere la giusta rotta. Se il paziente si vede trattato come un numero o come un assegno in bianco, sviluppa astio contro il medico, e questo fa male a tutti».

© Riproduzione riservata

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