Le bandiere del mondo nelle opere di Max Serradifalco: mostra al Chiostro di san Domenico

I suggestivi spazi del chiostro del Complesso monumentale di San Domenico di Palermo ospitano, dal 21 giugno al 9 settembre 2018, la personale di Max Serradifalco dal titolo “Earth Flags. Transcending Boundaries”.

La mostra rientra tra gli eventi del calendario ufficiale di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, ed è sotto il patrocinio di Assessorato Regionale Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, WISH (World International Sicilian Heritage), di BIAS 2018 (Biennale Internazionale d’Arte Sacra), e in collaborazione con Galleria Adalberto Catanzaro arte contemporanea.

L’artista siciliano, tra i primi al mondo ad aver realizzato, tramite il web, reportage fotografici con il solo utilizzo delle mappe satellitari, presenta in questa occasione 15 bandiere (67x100 cm), collage di fotografie satellitari, della serie “All Colors of the World”, iniziata nel 2016. «Ogni bandiera – dichiara Serradifalco – è composta da sezioni di mappe satellitari di paesaggi appartenenti ad altre nazioni. Immaginando un mondo dove gli uomini siano considerati abitanti della terra, prima di essere cittadini di una nazione».

Queste bandiere, rivisitate e attualizzate all’interno del perimetro di un visionario “RisiKo” geopolitico, assumono pertanto la veste di “mappe di pace”, di «immagini diterre e colori – afferma il priore di San Domenico, padre Sergio Catalano – pervederealtrimenti e uniti differenti territori e differenti nazioni del nostro pianeta». Ma le bandiere sono anche un manifesto di quei valori sintetizzati nella “Carta di Palermo 2015” lanciata dal sindaco Leoluca Orlando, con l’obiettivo di avviare il processo culturale e politico per l’abolizione del permesso di soggiorno, per la radicale modifica della legge sulla cittadinanza e per il diritto alla mobilità come diritto della persona umana.

L’opportunità di esporre in uno spazio tanto carico di storia come il chiostro del complesso monumentale di San Domenico, risalente all’ultimo scorcio del secolo 13esimo, contrassegnato da sculture, lapidi, altorilievi che evocano il Risorgimento così come i caduti dei due conflitti mondiali (dal chiostro si accede alle sedi della Società di Storia Patria e del Museo del Risorgimento), ha spinto Serradifalco a realizzare delle opere pensate
appositamente per questo ambiente, e la cui visione generasse una sorta di “colpo di scena”.

L’artista palermitano, infatti, ha appeso le sue bandiere su dei pannelli lungo ogni lato del chiostro, come degli affreschi dipinti all’interno di una chiesa o di un palazzo antico. Per ogni bandiera la tecnica è quella del collage di mappe satellitari, fatte di inquadrature di particolari e dettagli di altre nazioni. L’opera diventa così il luogo di un processo mentale e di un’azione manuale in cui l’artista mette a fuoco l’immagine della
bandiera, come quella a stelle e strisce degli USA, tra dettagli di paesaggio naturale di Bolivia, Ciad e Mediterraneo. Oppure quella Francia, con porzioni di territorio di Oceania, Kazakistan e Kenya. Mentre la bandiera della Sicilia appare come un patchwork di Arabia Saudita, Libia, Spagna, Egitto e Islanda.

«Serradifalco, come un visionario ma lucido agrimensore 2.0, – dichiara il curatore della mostra, Cesare Biasini Selvaggi – individua, taglia, sovrappone cartografie che vanno a comporre bandiere astratte e figurative al tempo stesso. Astratte in quanto fondazione di un campo visivo che poggia sull’autonomia di un linguaggio grafico e cromatico che promana direttamente da un satellite; figurative perché quella dell’artista palermitano è un’ars combinatoria densa di assonanze con gli azzardi letterari di Italo Calvino e di Georges Perec che restituiscono immagini immediatamente intellegibili (la nazione a cui si riferisce ogni bandiera è sempre evidente), preludendo, però, a significati ulteriori, a diverse e non omologate chiavi di lettura del presente. Allo spazio reale della geopolitica contemporanea, l’arte continua a opporre il tempo interno dei propri codici, fatti di distanziamento, d’intervallo e di irriducibile senso dell’utopia».

© Riproduzione riservata

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