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A Carini il compositore Bignone ospita a casa i musicisti scappati dall'Ucraina

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Il legame tra Maurizio Bignone e l’Ucraina nasce quasi per caso. Il compositore palermitano, considerato dalla critica uno dei musicisti contemporanei più promettenti, ha ascoltato su internet un proprio brano eseguito dalla flautista Elena Kushchii (flauto solista del Teatro dell’Opera e del Balletto di Odessa - Ucraina) e ha deciso di contattarla. Siamo nel 2019 e da lì nasce il progetto musicale «No Border» che lo ha portato più volte ad Odessa e in Ucraina insieme alla flautista e al violoncellista Giorgio Gasbarro (violoncello e solista al Teatro Massimo a Palermo e nell’Orchestra Sinfonica Siciliana).

Un nuovo tour era in programma per questa primavera doveva avere delle tappe in Ucraina. Ma la Storia, quella con la S maiuscola, ha deciso diversamente. E con l’invasione delle truppe russe in Ucraina tutti i programmi sono saltati. Ma non la voglia di aiutare quante più persone possibili. E così Bignone ha deciso di ospitare a Carini, comune alle porte di Palermo dove vive, alcuni musicisti ucraini. Si tratta di Elena Kushchii (Concertmaster dei flauti e solista dell’orchestra del Teatro dell’Opera e del Balletto di Odessa), con la cugina Inna Pikalova e la figlia di 3 anni e 5 mesi Anna Shrub che sono a casa sua. E poi anche Hanna Rzhevska (lei è il primo oboe dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Dnipro), con il figlio Vlad e la mamma di lei, Tetiana Oliinyk ospiti a casa di un amico del musicista palermitano sempre a Carini. Elena Kushchii si trovava a Odessa il 24 febbraio quando Putin ha messo in azione le truppe. Da lì a pochi giorni ci sarebbe stata una recita in teatro ma tutto è stato bloccato.

Elena dice che la sua vita è stata divisa tra un prima e un dopo da un taglio netto, perché nessuno si aspettava la guerra, «nessuno era pronto per questa terribile evenienza», spiega all’Italpress. Ha resistito una settimana nonostante le sirene antiaeree suonassero ogni notte e nonostante i missili sorvolavano i cieli di Odessa senza però per fortuna cadere in città ma nelle vicinanze. Ha resistito anche perché tutti ancora speravano in uno stop agli attacchi, ma quando sono arrivate le notizie di un possibile bombardamento massiccio, è riuscita ad organizzare una fuga veloce in auto con un’altra persona e una guardia giurata. Il percorso, nonostante la vicinanza con il confine della Romania, è stato lungo e pericoloso con numerosi posti di blocchi e addirittura un’ora dopo il suo passaggio è stata bombardata una postazione di blocco. Ha attraversato il Danubio su una chiatta, c'erano centinaia di donne e bambini, c'era molto freddo e cadeva la neve.

Raggiunta la Romania, è stata prima ospite di una famiglia e poi in un albergo. Da qui ha preso l’aereo che l’ha portata a Palermo. Le altre 5 persone (3 adulti, una bimba di 3 anni e 5 mesi e un adolescente di 13), sono scappate di Dnipro ed il viaggio è stato molto difficile in quanto hanno potuto portare con sé solo pochi oggetti, hanno preso il treno dopo un’attesa di 24 ore e il viaggio (dove erano ammassati nelle carrozze) che normalmente dura 14 ore è durato in realtà più di 48 ore perché il treno non poteva superare i 50 km orari e si fermava ad ogni sirena antiaerea. Sono rimasti al confine altre 24 ore perché il confine con la Polonia è quello più utilizzato per quanti fuggono dal paese invaso. Quindi un altro treno li ha portati a Cracovia. Sono stati ospiti di una chiesa per 3 giorni, dopodiché hanno preso un aereo con destinazione Palermo.

Arrivati nel capoluogo, sono stati accolti da Bignone e dal fratello e adesso sono ospitati in due diversi appartamenti. «Hanno trovato una splendida ospitalità - spiega adesso Bignone all’Agenzia Italpress - e si è aperta una gara di solidarietà affinché non mancasse nulla specialmente per i bambini. Siamo in attesa di organizzare alcuni concerti di solidarietà, ma già Elena Kushchii e Anna Rzhevska si esibiscono nelle chiese per ringraziare tutti coloro che li stanno aiutando».

© Riproduzione riservata

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