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Il racket delle case popolari allo Zen: 7 condanne - Nomi e foto

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PALERMO. I collaboratori avevano parlato di una fitta rete di persone per la gestione dei padiglioni allo Zen. Le case popolari venivano, secondo i pentiti, gestite dal capo padiglione, poi c’era il caposcala, il sensale. Ogni condomino avrebbe pagato 10 euro al mese al caposcala.

Ma l’accusa di mafia, già caduta in primo grado, non ha retto nemmeno in appello per gli arrestati in quel blitz del 2013. Per violenza privata, violazione di domicilio e occupazione abusiva di alcuni immobili dello Zen, a vario titolo, sono stati condannati Letterio Maranzano  (7 anni e 4 mesi, in continuazione con una precedente pena), Salvatore Vitale (8 anni, anche questa in continuazione), Angela Spina (3 anni e 4 mesi), Antonino Spina (3 anni e 4 mesi), Francesco Firenze (2 anni e 8 mesi), Francesco Nappa (2 anni), Giuseppe Nappa (2 anni).

Non è stato ritenuto del tutto credibile il racconto del pentito Salvatore Giordano che disse: "Per quanto riguarda lo Zen 2 ci sono diverse questioni legate alle case. Se ci sono case abbandonate per 10-15 giorni il capo padiglione, messo lì dalla mafia a riscuotere 10 euro al mese dai condomini, avvisa l'organizzazione di tale situazione. Una persona va ad occupare la casa e rimane lì dentro finché non si trova il compratore per circa 20 mila euro”.

Confermata l’assoluzione Antonino Pirrotta, Giuseppe Covello, Giovanni Di Girolamo, Michele Moceo, Rosario Sgarlata, Giovanni Ferrara, Franco e Domenico Mazzè difesi dagli avvocati Claudio Gallina Montana, Angelo Formuso, Tommaso De Lisi, Antonio Turrisi, Stefano Cultrera, Marco Clementi, Raffaele Bonsignore e Maurilio Panci.

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