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PALERMO

Esce Fiori dal nulla, il rap della libertà dei ragazzi del Malaspina

Un progetto dell'associazione Rock10elode finanziato con l'8x1000 della Chiesa valdese. Già composti altri sette brani
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Un fermo immagine dal video di "Fiori dal nulla"

«È la rabbia che ci ha portato in gabbia, queste parole mi fanno liberare», si canta in Fiori dal nulla, il brano scritto dai ragazzi dell’Istituto penale per i minori di Palermo (comunemente conosciuto come carcere Malaspina) nell'ambito del progetto Musica in libertà.

Il brano e il relativo videoclip sono stati mostrati all’istituto alla presenza della direttrice Clara Pangaro, di Rosanna Gallo (direttrice del Centro per la giustizia minorile per la Sicilia), Daniele Palermo (presidente del concistoro della locale Chiesa Valdese) e al personale della struttura. Assieme a loro, gli esperti che hanno condotto il laboratorio – i musicisti Giuseppe “Jaka” Giacalone e Claudio Terzo – e la tutor, la psicologa Ornella Longo. Il progetto è stato promosso dall’associazione Rock10elode e finanziato dall’8x1000 della Chiesa Valdese, con l’obiettivo finale di dare ai minori detenuti spazi e tempi per coltivare le proprie attitudini artistiche e comunicative.

Le attività, organizzate in collaborazione con l’istituto, si sono svolte a partire dal mese di febbraio e sono state pensate come uno spazio aperto all'interno del quale condividere testimonianze personali sugli argomenti trattati e scrivere testi su composizioni fornite dai musicisti. Il risultato è stato una canzone (con annesso videoclip) che stimola i giovani al riscatto attraverso l’arte, alla libertà attraverso le parole, ma non solo: oltre a Fiori dal nulla ci sono altri sette brani che i ragazzi hanno composto.

«Scrivere questa canzone è stata un’esperienza che ha favorito l’attivazione di processi di cooperazione e di socializzazione – dichiara Clara Pangaro, direttrice dell’istituto – e ha reso possibile esprimere le potenzialità di ciascuno dei giovani partecipanti al progetto. Nei singoli testi scritti e con Fiori dal nulla, i ragazzi sono riusciti a raccontare alcuni momenti della loro vita con il linguaggio musicale, a dire di sé e dell’esperienza detentiva, a dare parola ai loro desideri e ai sogni che sperano di realizzare. È stata inoltre un’opportunità per riflettere e trasmettere messaggi profondi di accoglienza, di giustizia e legalità, offrendo ai giovani partecipanti preziosi elementi per poter ripensare e rimodulare i loro percorsi di crescita per un’attiva e costruttiva partecipazione alla comunità sociale».

«Ci è piaciuto offrire questa opportunità – spiega Gianni Zichichi, presidente dell’associazione Rock10elode e ideatore del progetto – per stimolare verso il bello questi ragazzi, assecondando la loro sensibilità creativa. L’intento è stato quello di offrire loro la possibilità di coltivare in maniera semplice, libera e gioiosa, attitudini artistiche e comunicative».

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