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Formazione professionale, in Sicilia rivolta degli enti contro l'assessore regionale Turano

Le associazioni chiedono di trattare solo con Schifani. L'esponente di governo e candidato della Lega rilancia: «Mi attaccano in campagna elettorale su cose che non dipendono da me»

La polveriera è esplosa per via di una nota firmata da tutte le associazioni degli enti della formazione professionale della Sicilia inviata alle 23,30 di mercoledì 15 maggio, appena 10 ore prima del vertice decisivo. È un atto di sfiducia nei confronti dell’assessore regionale Mimmo Turano. Le sigle di settore si sono rifiutate, ieri, di sedersi al tavolo con lui per affrontare la crisi che sta bloccando i finanziamenti e hanno chiesto al presidente della Regione Renato Schifani di avocare a sé la vertenza. Lui, l’assessore leghista candidato alle Europee, ha usato tutta la diplomazia dell’ex democristiano per commentare la vicenda: «Mi attaccano in campagna elettorale su cose che non dipendono da me». Schifani ieri ha preso tempo. Non ha esplicitamente difeso l’assessore, col quale in passato non sono mancate le divergenze sulla gestione del settore, ma ha aggiunto di voler valutare con lui la situazione e solo dopo deciderà se convocare o meno a Palazzo d’Orleans enti e sindacati. Mossa che suonerebbe come un commissariamento di Turano.

Per avere la misura di ciò che sta succedendo bisogna riavvolgere il nastro fino all’inizio della settimana. Forma Sicilia, Iform Confimpresaitalia, Federterziario Scuola, Cenfop, Assofor, Anfop, Asef, Forma.re - le sigle che raggruppano l’80% degli enti - hanno iniziato a protestare per il ritardo nell’erogazione di finanziamenti che valgono 136 milioni. Trovando così dalla loro parte Cgil, Cisl, Uil e Ugl che temono per i seimila lavoratori del settore da mesi senza stipendio.

Mercoledì Fratelli d’Italia, che con Fabrizio Ferrara guida la commissione Istruzione dell’Ars, ha convocato una riunione per discutere dell’emergenza. Accendendo una seconda miccia, visto che Turano aveva convocato gli enti solo per ieri. All’Ars le notizie apprese non sono state ritenute soddisfacenti dai gestori dei corsi, che al termine di una lunga riunione notturna hanno deciso per la linea dura. Rompendo il dialogo con Turano. Gli enti hanno contestato l’assenza dell’assessore alla riunione all’Ars e si sono rivolti a Schifani.

Turano ieri si è trovato da solo in assessorato per una riunione mai andata in scena: «Gli enti mi contestano di non essere andato all’Ars. Ma non ero a giocare a tennis, stavo cercando di risolvere i problemi che hanno segnalato». L’assessore ha provato a tenere aperto il dialogo con i leader di un settore che conta seimila lavoratori e circa 50 mila corsisti: «Dobbiamo tutti lavorare per stemperare la tensione e trovare insieme le soluzioni». Turano resta convinto che «le responsabilità sono in capo a tre assessorati». E per questo motivo ieri aveva convocato anche i dirigenti del Lavoro (Ettore Foti era presente) e dell’Economia. Ma l’assessorato guidato dal forzista Marco Falcone non ha mandato nessuno. «È ingiusto far apparire che la colpa è solo mia» ha detto l’assessore ieri mattina ai presenti.

Secondo Turano gli enti non hanno accettato «la rivoluzione imposta al settore. Soprattutto sull’avviso 7, quello dei corsi tradizionali. Prima si finanziava l’offerta, noi abbiamo deciso di partire dalla domanda. Avevamo un budget di 70 milioni ed erano arrivate richieste per 200 milioni. Ma l’80% era per formare parrucchieri. Noi abbiamo creato dei tetti per ogni qualifica in modo da moltiplicarle e spingere gli enti a cambiare la loro offerta in base al mercato. L’alternativa era continuare a sfornare futuri disoccupati o lavoratori in nero, visto che dai loro codici fiscali si vedeva che non trovavano un lavoro dopo questi corsi». Turano è andato oltre: «Abbiamo imposto agli enti di far partire e finire i corsi in tempi certi altrimenti non avrebbero potuto accedere ai finanziamenti del secondo anno. Abbiamo chiesto certezze sugli alunni.

Eppure, continuano a esserci corsi che, una volta finanziati con l’acconto, non arrivano mai alla rendicontazione finale». Turano ha provato ieri a evitare di dare una lettura politica all’esplosione della vertenza. Pur non potendo fare a meno di notare che nessuno nella maggioranza sta difendendo l’assessorato. Oggi proverà a tenere al tavolo di trattativa almeno i sindacati. E ai gestori dei corsi ha rivolto un ultimo appello: «Agli enti ho solo chiesto di essere all’altezza delle sfide che il mercato ci impone».

 

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