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In Sicilia è rivolta dei sindaci senza soldi

Lampioni stradali: molti comuni valutano la riduzione dell'illuminazione pubblica

La rivolta dei sindaci alle prese con la cronica emergenza finanziaria e strozzati ora da aumenti record dell’energia sta prendendo forma in queste ore. E si tradurrà in un pressing sui candidati alla presidenza della Regione per stravolgere l’agenda della campagna elettorale mettendo al centro l’obiettivo di evitare il crac dei Comuni e in definitiva l’aumento delle tasse per i cittadini. Ora l’Anci riunirà i sindaci in assemblea e predisporrà un documento da sottoporre a tutti i candidati a Palazzo d’Orleans. Il presupposto è lo scarso peso che questi temi stanno avendo in campagna elettorale: «Le tematiche collegate alle autonomie locali siano al centro del confronto elettorale e delle priorità per i prossimi 5 anni» tuona l’Anci, che sarà ancora guidata fino alle elezioni da Leoluca Orlando.

L’appello dei sindaci

L’associazione ha diffuso una nota con cui dà voce alle emergenze esplose in tutti i Comuni: «Gli amministratori dell’Isola si interrogano su come fare quadrare i conti a seguito degli enormi aumenti del costo dell’energia elettrica e del gas senza ridurre i servizi ai cittadini, anche in vista dell’inizio dell’anno scolastico». Da qui l’avvio di una serie di iniziative per scuotere la campagna elettorale: «Abbiamo deciso di convocare questa assemblea, cui seguirà mercoledì una conferenza stampa – spiega Orlando –, per sottolineare che i Comuni dell’Isola si trovano di fronte a un serio rischio di crac finanziario aggravato dai pesanti aumenti dell’energia elettrica e del gas, dagli insostenibili costi scaturiti dall’emergenza rifiuti e dai costi sociali cresciuti a causa della pandemia».

Il peso di luce, gas e rifiuti

Gli esempi di quanto si sta aggravando l’emergenza finanziaria a causa dei costi energetici non mancano. Se a Mazara le luci pubbliche vengono già accese un’ora più tardi del normale, a Termini Imerese il rischio è di dover presto spegnere o ridurre l’illuminazione nell’area industriale. A Piedimonte Etneo si è già deciso di tenere spenti la metà dei lampioni artistici del corso principale. A Palermo per coprire un aumento record da 12 milioni si è dato fondo a tutti gli ultimi risparmi. A Cinisi, centro del Palermitano dove vivono in oltre 12 mila, la spesa per l’energia è cresciuta dai 100 mila euro del 2021 ai 300 mila di quest’anno. E il sindaco Giangiacomo Palazzolo si è messo a spulciare il bilancio: «Per compensare l’aumento abbiamo dovuto tagliare le spese per altri servizi, perfino nel settore turistico che è uno dei principali motori dell’economia del paese. Ma tra un po’ bisognerà riscaldare gli edifici pubblici e i problemi aumenteranno». Molto prima che arrivi il freddo verranno spente le luci a Piedimonte Etneo. Lì il sindaco Ignazio Puglisi ha già dato disposizioni «per accendere i lampioni del corso in modo alternato e con una intensità inferiore. Ma il problema è che potrebbe non bastare, perché noi abbiamo speso già a questa data tutto il budget stanziato per il 2023 per l’energia. Temo che dovremo agire sull’assistenza scolastica degli alunni in difficoltà e ho già previsto di tenere fermo uno dei due scuolabus limitando il numero di studenti che può usufruire del servizio». A complicare la situazione a Piedimonte come in ogni altro Comune c’è l’aumento del costo di smaltimento dei rifiuti: «Rischiamo di dover aumentare la Tari del 20%» si rammarica Puglisi.

Palermo prova a resistere

È una manovra lacrime e sangue che a Palermo il neo sindaco Roberto Lagalla (centrodestra) è riuscito ad ammortizzare ricorrendo al cosiddetto fondone, un tesoretto messo a disposizione dello Stato che è servito anche per coprire gli aumenti del costo dell’energia. Che in un capoluogo hanno cifre da paura: «Da un anno all’altro abbiamo registrato un aumento di spesa di 12 milioni per l’energia - illustra Lagalla -. Io conto di evitare il rischio di dover ridurre l’illuminazione pubblica, anche perché ciò porterebbe con sé un abbassamento dei livelli di sicurezza. Ma per evitare di dover ricorrere a misure così dure c’è bisogno che chiunque si candidi a governare il Paese o la Regione metta al centro del programma questa emergenza. Non posso immaginare che la politica non riesca a intervenire per evitare scelte dolorose come quella di spegnere le luci».

Ai fondi che lo Stato ha messo a disposizione per fronteggiare l’emergenza Covid ha fatto ricorso anche il sindaco di Termini Imerese, Maria Terranova: «Nei primi sette mesi dell’anno il costo dell’energia è cresciuto del 38% passando da 180 mila e 258 mila euro. La sola bolletta di luglio porta con sé un aumento del 200% rispetto allo stesso mese del 2021. Noi finora siamo riusciti a evitare di spegnere le luci. Ma al Comune è stato accollato il costo dell’illuminazione dell’area industriale senza nuovi trasferimenti e il rischio è che si debba presto risparmiare proprio da lì».

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