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IL MOVIMENTO

Il popolo delle "sardine" in piazza a Palermo, manifestanti da tutta la Sicilia

Le sardine invadono il centro di Palermo. Si sono date appuntamento intorno alle 18.30 e in poco tempo hanno riempito piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo, la principale istituzione culturale della città.  In 4mila hanno ribadito le parole d’ordine già risuonate nelle piazze di Bologna e di Modena: "populisti la festa è finita".

C'è anche il sindaco Leoluca Orlando e i componenti della giunta comunale che vanno in piazza per promuovere, hanno detto, «idee e contenuti multiculturali, aperti, tolleranti e pacifici».

Giovani e adulti, intere famiglie e associazioni affollano l’area nel cuore della città. «L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita», si legge sul frontone dello storico edificio, simbolo della primavera culturale e dei diritti del capoluogo siciliano. «Come Bologna, Palermo non si lega», è lo slogan degli studenti universitari del Coordinamento UniAttiva che abbraccia il movimento delle sardine nato nel capoluogo emiliano. Attese migliaia di persone, non solo giovani.

«In quanto studenti, in quanto giovani, in quanto cittadini, non possiamo accettare di vedere nuovamente diffondersi il clima di odio e inumanità che rischia di diventare predominante nel nostro Paese», afferma il coordinatore dell’associazione universitaria, Gabriele Scalia, d"vogliamo vivere la società che meritiamo, una società senza frontiere, senza confini, senza diseguaglianze e prevaricazione di alcun genere».

Il popolo delle "sardine" invade Palermo, le foto da piazza Verdi

Sulla folla sventolano alcune bandiere del Pride e tantissime sardine di carta variopinte con le scritte «Palermo non si lega», «Tante sarde non fanno un banco», «Palermo non abbocca» e «sarde si nasce e io sicuramente lo nacqui». Sulla falsariga di quanto accaduto a Bologna, i partecipanti durante il flash mob si sono stretti come 'tante sardinè cantando «Bella Ciao».

Un movimento contro Salvini e favorevole verso nessuno: "Ci siamo resi conto che i ragazzi avevano voglia di partecipare attivamente alla politica - spiega Gabriele Scalia, uno degli organizzatori -. I ragazzi vogliono esprimere il loro dissenso verso l’odio e i toni aspri che ci sono per adesso nella comunicazione attraverso i social. Abbiamo organizzato tutto nel giro di tre giorni. Vogliamo creare qualcosa di bello che dia una risposta che non è solo l’Emilia Romagna che 'non si Legà, ma ci sono anche tante altre città che vogliono far sentire il loro dissenso verso la politica che non ascolta. L’obiettivo è slegarci da una politica che sembra costantemente non comunicare con la gente che vive il territorio e verso una politica che si è distaccata dalle persone e che si è svuotata di significato e di dialogo. In Italia io non posso pubblicare il mio pensiero evitando commenti offensivi. E’ una situazione triste".

Un movimento nuovo che parte dai più giovani per ribadire un concetto: rimanere uniti, proprio come delle sardine, contro le diseguaglianze di qualsiasi forma e genere: "Significa dimostrare che esiste anche un’altra parte d’Italia, una parte fatta di gente per bene che sinora è rimasta in silenzio - racconta Leandro Spilla, un altro dei ragazzi che ha organizzato l’evento -. Perchè qua a Palermo? Io penso che quest’esigenza sia trasversale cioè quando oggi i sondaggi correttamente dicono che un italiano su due, di quelli che va a votare, vota in un determinato modo bisogna anche porre il focus sul fatto che un italiano su due non va a votare e quell'italiano su due è fatto di lavoratori, di studenti, di pensionati". "#6000 sardine", segno distintivo del nuovo movimento è stato anche registrato, per evitare fake. Dieci sardine disegnate a matita, con lo sguardo rivolto verso l’altro.

Sopra le sardine anche una nuvoletta, nella quale di volta in volta vi è una nuova frase: "Tornate a dialogare in maniera educata e pacifica perchè noi vogliamo ribadire che la diversità è ricchezza e qua c'è gente che voterà diverse cose - prosegue Spilla -. Non siamo tutti ascrivibili ad un partito ma siamo qua per innanzitutto ascoltare come ho detto prima qualunque tribuna politica. Qui c'è una piazza, ci sono delle esigenze. Per favore ascoltateci, ma parlate educatamente. Non vogliamo nè parcellizzare questo sentimento, nè che venga cavalcato da chiunque, perchè la strumentalizzazione può essere sia di destra che di sinistra".

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