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LA POLEMICA

Corleone, il candidato M5S e la foto con il parente del boss Provenzano: "Messaggio male interpretato"

«La scelta di fare la foto con il nipote di Provenzano era stata condivisa col meetup e con il parlamentare di riferimento del territorio Giuseppe Chiazzese». Così Maurizio Pascucci, candidato a sindaco di Corleone del M5s, rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto se quella foto era stata occasionale o concordata.

Ritiro? Vedremo, mi confronterò con il meetup e con il parlamentare di riferimento del territorio e decideremo se e come proseguire», dice Pascucci ai cronisti dopo la scelta del vice premier.  «Non abbiamo preso in considerazione il ritiro di Pascucci, il comizio finale in piazza si fa». Lo dice il deputato Giuseppe Chiazzese dopo la riunione degli attivisti M5s nel comitato elettorale

«Con la foto volevamo trasmettere il messaggio che i parenti dei mafiosi che prendono le distanze dai proprio congiunti non possono essere esclusi dalla comunità.

Evidentemente il messaggio è stato male interpretato - ha detto ancora Pascucci - Al comizio di questa sera, in piazza a Corleone, dirò chiaramente che non vogliamo i voti della mafia».

La scelta di fotografare Maurizio Pascucci e il marito della nipote del boss defunto Bernardo Provenzano all’interno del bar è stata presa per rispondere alle accuse mosse durante la campagna elettorale al candidato sindaco del M5s accusato di fare antimafia giustizialista avendo suggerito in passato ai volontari nei campi di Libera di non frequentare il bar del nipote di Provenzano. A spiegare la decisione sono alcuni attivisti del M5s a conclusione della riunione nella sede del comitato elettorale. Dice il deputato Giuseppe Chiazzese: «Siamo andati in quel bar proprio per dimostrare che noi siamo inclusivi, per prenderci il caffè... quel signore si è dissociato dal boss, prendendone le distanze. Dobbiamo fare un’opera di inclusione. Noi non li vogliamo i voti dei mafiosi e nessuno ha dubbi dell’antimafia di Pascucci».

«Mi alzo alle 5 con mia moglie per aprire il bar. Ma Di Maio che ne sa? Perché non veniva qui? Io lavoro e basta. Siamo brava gente, non abbiamo nulla a che fare con altro». Lo dice Salvatore Provenzano, titolare del bar York e marito della nipote del boss defunto Bernardo Provenzano, che aggiunge: «Due anni fa ho avuto una emorragia celebrale, ho problemi di deambulazione al braccio, ma nonostante questo lavoro 18 ore al giorno». E ancora: «Ho ricevuto decine di telefonate, il mio cellulare ha squillato in continuazione; qui a Corleone mi conoscono tutti e ho ricevuto tanta solidarietà dalla gente». Salvatore pensa ai suoi figli: «Lavoro per loro, mi dispiace per Pascucci, è una brava persona».

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