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Palermo, sì ai tagli al Biondo ma no ai licenziamenti

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PALERMO. Sul tavolo c'erano tra dieci e quindici licenziamenti, ma il pericolo dovrebbe essere scongiurato, anche se la discussione è andata avanti fino a tarda sera. Un piano industriale lacrime e sangue quello che era uscito ieri mattina dal CdA del Teatro Biondo, è stato presentato all'Assemblea dei Soci e poi è ritornato al CdA, riconvocato in corsa in seduta straordinaria per rigettare le dimissioni del direttore Roberto Alajmo, che dal canto suo si è riservato «ulteriori riflessioni».
Un piano già rimodulato, e lo sarà ancora nei prossimi giorni, ma che probabilmente non lascerà a casa, alcun lavoratore, come inizialmente previsto. Pur prevedendo, comunque, riduzioni e tagli ovunque, dagli stipendi dei dirigenti ai servizi di sala, alla vigilanza, alle produzioni. Quello elaborato in un primo tempo dal CdA era un piano da 600 mila euro l'anno per tre anni, che vuol dire la morte del teatro. O perlomeno, vita difficilissima e allontanamento dei parametri richiesti per essere inserito tra i Teatri Nazionali.

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