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Palermo e l’antica arte tessile: in un libro le magie normanne

Ruggero aveva trasformato la città in una fucina di creazioni incantevoli, ricche di ricami, fili d’oro e gemme preziose. Nel lavoro editoriale della Fondazione Federico II le ricostruzioni storiche di Elio Ferraro

Dal libro Divine Trame

In Sicilia il baco da seta e l’arte serica giungono dalla Grecia e dal Medio Oriente, espressione della tradizione bizantina nei motivi circolari e nei colori sobri, e di quella araba nella ricchezza dei particolari decorativi.

Nel XII secolo, sotto il regno di Ruggero II d'Altavilla, primo re normanno di Sicilia, furono chiamati a Palermo talentuosi tintori e tessitori greci perché lavorassero nelle manifatture reali. Ruggero infatti aveva trasformato la città in una vera e propria fucina di incantevoli creazioni dove si realizzavano meravigliosi tessuti con ricami, fili d’oro e gemme preziose per soddisfare le numerose richieste provenienti dai pontefici e dalle corti europee. La storia del Palazzo Reale, laboratorio di ricerca in ambito scientifico e letterario, è anche legata alla tradizione della nota fabbrica tessile e al rinomato opificio. Le Nobiles Officinae rappresentavano infatti durante il periodo del regno normanno l’eredità tecnica conseguita tramite le fasi bizantina con l’Ergasterion e islamica con il Tiraz.

Il racconto emblematico e affascinante della tessitura rivive attraverso l’arte del designer siciliano Elio Ferraro, cosmopolita di formazione. Divine Trame è il nuovo lavoro editoriale della Fondazione Federico II, che sarà presentato oggi mercoledì 21 giugno alle 19, nei Giardini di Palazzo Reale.

Elio Ferraro, stilista e creativo, figlio della poliedrica cultura siciliana arricchita da influenze internazionali, ricostruisce in questo volume di 174 pagine - con dettagli in lamina d’oro sulla copertina e particolari in tessuto pregiati al suo interno - la magia del periodo normanno, nel tentativo di acquisire quel know-how che un tempo era prerogativa del Regno di Sicilia. L’opera presenta alcune immagini inedite in cui i caftani – inossidabile connubio tra Oriente e Occidente - realizzati da Ferraro si integrano perfettamente con gli ambienti di Palazzo Reale e di altri luoghi della Sicilia.
«Il Palazzo Reale di Palermo – afferma Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars e della Fondazione Federico II – ha vissuto un autentico momento di splendore grazie al Tiraz. La Sicilia è stata uno snodo cruciale per la lavorazione di pregiate materie prime, provenienti dagli scambi culturali tra i popoli del Mediterraneo e dal mondo bizantino. Oggi occorre tutelare ciò che rimane dell’arte tessile, raffinata sintesi culturale di contaminazioni internazionali, per tramandare la maestria un tempo prerogativa del Regno di Sicilia».
Ed è proprio da Palermo che ci sono pervenuti i primi manufatti serici italiani: le vesti regali dei re normanni e degli imperatori svevi di cui il più famoso è il «mantello dell'incoronazione» oggi conservato nel Weltliche Schatzkammer, il Museo Imperale di Vienna.

«Il pretesto narrativo di questa pubblicazione - dice Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II - è il patrimonio tessile siciliano ricchissimo e dimora di molteplici contaminazioni. La Sicilia è da sempre il luogo dell’incontro tra popoli e il magnifico laboratorio del Tiraz rappresenta la capacità dei siciliani di tessere uno straordinario modello di convivenza multietnica. L’universo del filo si fa metafora dell’essere umano, del suo potere di decidere di sé, di scandire il tempo della propria esistenza. Oggi le artiste e gli artisti contemporanei ne fanno un potente strumento di lettura del mondo. Elio Ferraro può, a ragione, annoverarsi tra questi».

Come ci spiega il designer: «Trame Divine rappresenta una storia del tempo attuale idealizzando una precisa visione contemporanea che, attingendo dal passato, non perde mai di vista l’importanza e la ricchezza delle proprie tradizioni e, ancora una volta, confermano la grande vocazione della Sicilia a identificarsi nell’ideale crocevia delle più svariate culture, oggi sicuramente ben oltre i confini del Mediterraneo».

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