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PALERMO

Stagione di successi ma i debiti sono troppi: il futuro è incerto per il Teatro Biondo

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Servono un milione e mezzo di euro. A fine dicembre l’associazione potrebbe riprendersi lo stabile se i conti non miglioreranno

PALERMO. Il Teatro Biondo è un po’ come Willy il coyote: corre come un pazzo ma improvvisamente gli manca la terra sotto le zampe e precipita nel canyon. Una situazione paradossale per un figlio di genitori separati: Regione e Comune non parlano e le scadenze sono dietro l’angolo. A fine dicembre l’associazione Biondo potrebbe riprendersi lo stabile se la situazione debitoria non migliorerà; e a fine gennaio scadranno i termini per accedere all’olimpo dei teatri nazionali, secondo il decreto Bray. Andiamo per ordine: lo Stabile può contare virtualmente su cinque milioni e mezzo di euro (tre dalla Regione, 1.750.000 euro dal Comune, poco più di 800.000 dal ministero, nulla dalla Provincia, ma di questi sono in cassa soltanto la metà del contributo della Regione e 1/12 del Comune) a fronte dei costi: 1.095.000 euro la stagione, 2.413.000 il personale, il resto sono spese di gestione e gli interessi per il deficit patrimoniale (con la Montepaschi) di 3 milioni di euro. Questi i conti, la realtà parla di un teatro virtuoso che ha ridotto di parecchio i costi e programmato una stagione che il pubblico continua a premiare, visto che tra abbonamenti e botteghino si parla di 600.000 euro e spettatori triplicati.
Ma il decreto Bray pretende altro: oltre ad una scuola di teatro (e il Biondo ce l’ha) vuole un numero di giornate lavorative doppio (lo Stabile ne segna 8000, ce ne vogliono 15.000) e una terza sala. In soldoni, più spettacoli e uno spazio in cui ospitarli. In caso contrario, Palermo perderebbe lo Stabile (in Italia ora sono 17, alcuni diventeranno nazionali), a fronte di un semplice teatro di interesse pubblico. Declassamento condiviso, visto che in Italia soltanto il Piccolo di Milano e lo Stabile di Torino diventeranno nazionali, mentre Napoli, Roma e l’Emilia tenteranno il salto.
Insomma, bisogna decidere in fretta, visto che serve un’iniezione di almeno un milione e mezzo di euro. Per questo motivo il direttore artistico Roberto Alajmo ha scritto a Regione, Comune e Fondazione Biondo.
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