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MANI IN PASTA

Clan dell'Acquasanta, il boss pentito Fontana torna in libertà. Restituito pure il cavallo da corsa

Palermo, Cronaca
Gaetano Fontana

Con 182 anni di carcere e 34 assoluzione si è chiuso in primo grado il processo «Mani in pasta» che aveva portato alla sbarra 67 imputati accusati di essere legati al clan mafioso dell’Acquasanta di Palermo. Erano 67 le richieste di condanna per un totale di quasi sei secoli di carcere per gli indagati nel blitz del maggio 2020: una operazione tra Palermo e Milano che aveva portato a 90 ordinanze di custodia cautelare in carcere, un colpo ai clan dell’Acquasanta e dell’Arenella di Palermo accusati di fare affari con le estorsioni, con le gare negli ippodromi, con la droga, con gli orologi di lusso e anche con la commercializzazione di cialde e capsule di caffè.

Palermo, mafia dell’Acquasanta: pioggia di assoluzioni al processo "Mani in pasta"

I boss, secondo le accuse, si erano infiltrati anche in una cooperativa che lavora ai Cantieri navali di Palermo. Le ipotesi accusatorie hanno retto solo in parte.

Con la sentenza il gup del tribunale di Palermo Simone Alecci ha disposto «la caducazione degli effetti delle misure cautelari» imposte ai componenti della famiglia Fontana, tra i quali c'è il collaboratore di giustizia Gaetano Fontana, disponendo dunque il ritorno in libertà, oltre che del «pentito», anche dei fratelli Angelo, Giovanni e Rita Fontana e della madre Angela Teresi. Libero anche Giulio Biondo, mentre a Pietro Abbagnato, Giovanni Di Vincenzo, Ivan Gulotta e Salvatore Ciampallari sono stati concessi gli arresti domiciliari. Fabio Chiarello lascia gli arresti in casa e avrà solo l’obbligo di dimora. Tra i beni dissequestrati e restituiti anche il cavallo da corsa Ungherese Jet. In sostanza il giudice ha aderito alle tesi difensive, secondo cui l’egemonia sulla zona costiera che comprende i quartieri di Acquasanta, Cantieri, Arenella e Vergine Maria non appartiene più alla famiglia Fontana ma a quella dei Ferrante. Tra i Fontana c'è anche il pentito Gaetano, che aveva sostenuto proprio questa versione. Questa famiglia è imparentata tanto con i Ferrante quanto soprattutto con i Galatolo, altri nomi pesanti della zona, fra i quali c'è il pentito Vito Galatolo.

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