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OPERAZIONE NAVEL

Il blitz di Palermo, gli incontri dei boss ai tavolini del bar

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Palermo, Cronaca
Operazione Navel: un frame dal video diffuso dai carabinieri

Il bar Centro storico di corso Vittorio Emanuele, a Palermo, eletto a luogo d’incontro tra boss e base operativa per discutere vari affari di mafia. Nel locale di Antonino Viviano, finito in manette nell’operazione Navel contro le famiglie di Santa Maria di Gesù e Villagrazia, i carabinieri del Ros hanno documentato la presenza di numerosi personaggi di spicco nel panorama di Cosa nostra.

Chi c'era al bar

A cominciare da Mario Adelfio, anch’egli arrestato nel blitz assieme al figlio Salvatore e al fratello Giovanni, ritenuto il reggente di Villagrazia. La caffetteria si trova nel tratto di strada tra via Roma e piazza Marina ed è vicina a un magazzino di Mario Adelfio, già condannato per traffico di stupefacenti. Da lì sono passati personaggi del calibro di Sandro Capizzi e Salvatore Sorrentino, Gregorio Marchese e Cosimo Vernengo. Secondo l’accusa, Viviano, fratello di quel Marcello ritenuto vicino alla cosca di Pagliarelli, avrebbe fatto da intermediario per gli appuntamenti di Mario Adelfio, al quale avrebbe telefonato in più di un’occasione. Nell’ultima inchiesta, Antonino Viviano è chiamato a rispondere con Salvatore Adelfio della storia di un ribordo, la restituzione di un’auto rubata dietro il pagamento di un riscatto. Ma nelle pagine dell’ordinanza il suo nome compare più volte ed è strettamente legato alle attività degli Adelfio.

Il ruolo di Mario Adelfio

In base alla ricostruzione degli inquirenti Mario Adelfio avrebbe svolto un ruolo di primo piano all’interno della famiglia, collaborando con il fratello. In un colloquio intercettato dagli investigatori tra Salvatore Profeta e Francesco Pedalino, personaggi della Guadagna, si fa riferimento al progetto di riorganizzazione della Cupola e all’incarico di sottocapo o capodecina della famiglia affidato a Mario Adelfio, in affiancamento al fratello Giovanni, detto Giovannello, designato al vertice della cosca.

Le dichiarazioni di Bisconti

Ma sui ruoli di potere a Villagrazia è ancora più chiaro il collaboratore di giustizia Filippo Bisconti: «Giovanni Adelfio è uomo d’onore della famiglia di Villagrazia, ritualmente presentatomi da Nino Spera - mette a verbale l’ex boss di Belmonte Mezzagno -. Capo della famiglia in cogestione col fratello Mario. La famiglia di Villagrazia, fino a che ero fuori, aveva un organigramma completo e quindi aveva ambizione di tornare a svolgere il ruolo di guida del mandamento. Molte questioni preferivano trattarle direttamente senza parlarne con gli uomini di Santa Maria. Tendevano ad avere rapporti diretti con l’esterno senza appoggiarsi agli uomini della famiglia di Santa Maria di Gesù. Ho avuto più volte a che fare con Giovanni Adelfio. Molte volte gli appuntamenti venivano fissati da Sandro Marchese, uomo d’onore di Villagrazia. Nel corso di diversi appuntamenti avuti con Adelfio era presente tale Di Blasi, di cui non ricordo il nome, soggetto che Adelfio mi presentò come capo decina della famiglia di Villagrazia, dipendente delle ferrovie. Giovanni Adelfio e Sandro Capizzi avevano relazioni molto strette con il mandamento di San Lorenzo, già dai tempi di Nino Spera, in particolare con i Lo Piccolo. Fino a prima del mio arresto avevano rapporti con Calogero Lo Piccolo, circostanza riferitami dallo stesso Giovanni Adelfio».

I contatti fra i boss di mandamenti diversi

I contatti e le relazioni tra boss di diversi mandamenti sono numerosi nelle pagine dell’ordinanza dell’inchiesta Navel, anche perché le famiglie non hanno abbandonato il progetto di ricostituzione della commissione provinciale di Cosa nostra per dare impulso alla gestione degli affari e al controllo del territorio secondo un vecchio schema di potere. Un piano più volte sventato dalle forze dell’ordine con retate e decine di arresti. Più nel dettaglio, secondo l’accusa, «Mario Adelfio ha la facoltà di rapportarsi con uomini d’onore di assoluto spessore in altre compagini mafiose palermitane diverse da quella di appartenenza. Così come riferito da Bisconti, seppur privo di cariche ufficiali, egli cogestisce la famiglia insieme con il fratello Giovanni. Questa affermazione, apparentemente generica, si riempie di contenuto se la si incrocia con i numerosi incontri riservati che Mario Adelfio ha avuto con diversi uomini d’onore - afferma il gip Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia - rendendo evidente come l'indagato sia titolare di un potere d'interlocuzione con uomini d'onore appartenenti anche a famiglie mafiose diverse dalla sua».

 

 

 

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