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Palermo, la falsa ripartenza degli impianti sportivi

Un momento della partita fra Telimar e Waterpolo Milano

Nuova stagione sportiva, vecchi problemi per gli impianti sportivi della città. C’è una parola che aleggia sulle condizioni delle strutture che dovrebbero (mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo) ospitare gli eventi sportivi delle società che provano a tenere alto il nome della città e questa parola è: inagibilità. Così, succede che pochi giorni fa, nel giro di una settimana, le tribune dello Stadio delle Palme diventano inagibili per una manifestazione regionale che ospitava atleti disabili da tutta la Sicilia, quando sette giorni prima, invece, erano state tenute aperte per i campionati nazionali di atletica.

Ma accade pure che la squadra di calcio femminile del Palermo sia costretta a chiedere ospitalità in altri Comuni, altrimenti non potrebbe iscriversi al campionato. Ora, però, certe brutte figure non restano circoscritte ai confini della città o della regione, ma ci sono casi in cui travalicano fino a diventare figuracce internazionali. È così per quanto riguarda la piscina comunale e quello che succederà da oggi a domenica nell’impianto di viale del Fante, dove la squadra di pallanuoto del Telimar è attesa da un appuntamento storico, ospitando per la prima volta in città partite di livello europeo nel secondo turno della Len Euro Cup contro il Team Strasbourg, il Vk Sabac e il Bvsc Zuglo Budapest. Una prima volta in assoluto da vivere, però, senza il calore del pubblico nelle tribune perché manca l’agibilità. Duro il commento del presidente del Telimar, Marcello Giliberti. «Un vero disastro - ha detto ieri Giliberti -. Nonostante abbia sollecitato l’Ufficio Sport del Comune a luglio, in seguito ad agosto e per ben due volte a settembre, sensibilizzandoli con grande garbo al rispetto di queste scadenze per questi impegni di altissimo livello, la richiesta di agibilità provvisoria alla Commissione comunale competente è stata inoltrata soltanto lunedì scorso. È una grande mancanza di rispetto nei confronti della società».
Se il Telimar dovrà giocare senza spettatori, c’è chi invece dovrà trasferirsi in un altro palazzetto a causa dell’inagibilità del PalaMangano. Si tratta del Green Basket che esordirà domenica nel campionato di Serie C Gold al Pala Cus di via Altofonte. «Mesi fa avevamo fatto presente la situazione al Comune, non ricevendo risposta - spiega il presidente del Green Basket Fabrizio Mantia -. Soltanto in questi giorni, nella settimana della nostra prima partita ufficiale e dopo ben due anni senza pubblico, ci è giunta una fredda mail da parte della dirigente che spiegava come l’impianto fosse privo di agibilità».
È l’assessore allo Sport Paolo Petralia Camassa a fare il punto sugli impianti della città, a cominciare proprio da quello che sta succedendo alla piscina e al PalaMangano. «In piscina devono essere effettuate delle prove per ottenere l’idoneità statica e installare le lampade di emergenza, già ordinate. Nel caso della piscina il problema si è trascinato perché i soldi nel capitolo li abbiamo ricevuti negli ultimi giorni. Problema minore al PalaMangano – spiega l’assessore – dove bisogna intervenire sul software della scheda madre delle lampade di emergenza. Ho parlato con Amg e la ditta esterna interverrà già domani (oggi, ndr) e a quel punto partirà subito la richiesta per l’agibilità alla commissione». L’assessore Petralia aggiunge, inoltre, che anche il Pala Oreto è a pochi passi dal ricevere l’agibilità (la prossima settimana): «Qui si sta rinnovando il certificato di idoneità statica».

Mentre per lo Stadio delle Palme si sta completando la procedura per ottenere certificati di agibilità periodici, da sei mesi a un anno, per evitare che si possano di nuovo verificare casi come quelli per la manifestazione degli atleti disabili. Se per la piscina c’era in ballo anche un problema di soldi, per gli altri impianti l’assessore Petralia non si sottrae dalle proprie responsabilità e fa mea culpa. «Ci sarebbe voluta maggiore attenzione da parte della macchina gestionale degli uffici - ammette - per evitare questi episodi». Ma oltre a parlare dei singoli casi, la riflessione di Petralia si fa più ampia, fino a diventare quasi uno sfogo. Il suo è un appello affinché si cambi una volta per tutte l’approccio di gestione degli impianti sportivi. «Non è mancato l’interesse nei confronti dello stato degli impianti. Ancor prima delle società, ho chiesto di intervenire sulle agibilità, specie in un anno in cui le tribune non potevano essere aperte. Qui il vero problema è che gli enti comunali sono svuotati: di soldi e di personale. Per fare un esempio, negli Uffici dello Sport c’è un solo tecnico, ma il tema non riguarda solo il mio settore, è generale». Come a dire: con un solo tecnico, c’è molta più probabilità che certi passaggi burocratici di ordinaria gestione possano «sfuggire». Di fatto, il Comune sventola bandiera bianca. E, allora, quale può essere la ricetta per mantenere in vita gli impianti sportivi della città? Per l’assessore «l’impostazione della gestione pubblica degli impianti è ormai fuori dal tempo. Abbiamo votato in giunta un atto di indirizzo per l’esternalizzazione della gestione delle strutture sportive. Il modello - conclude Petralia - è quello che viene utilizzato in tutta Italia, dove gli impianti vengono gestiti da Federazioni, Coni e società sportive, dopo aver stipulato accordi con i Comuni».

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